Roma, 9 apr – Sanzioni, sanzioni, sanzioni: non si ferma l’escalation di misure restrittive dell’Unione europea contro la Russia. In primis, dal prossimo agosto entrerà in vigore il divieto d’acquisto, trasferimento ed importazione di carbone e altri combustibili fossili dalla Russia. Una botta da 8 miliardi l’anno, quanto vale l’importazione del carbone russo in Europa.

Le nuove sanzioni alla Russia

Divieto di accesso ai porti europei per le navi che battono bandiera russa, con deroghe soltanto ai prodotti agricoli e alimentari, agli aiuti umanitari ed energia. Con il nuovo pacchetto di sanzioni varato ieri, sarà vietato anche il trasporto su strada a imprese russe e bielorusse, che non potranno trasportare più nulla nell’Ue, neppure in transito con deroghe previste per alimenti, derrate agricole (grano incluso) farmaci e trasporti a fini umanitari. Divieto di esportare merci specifiche in Russia: carburante per aerei, computer di ultima generazione, semiconduttori avanzati, elettronica di alta gamma, software, macchinari sensibili e attrezzature da trasporto per un controvalore stimato di 10 miliardi circa. È quanto anticipato ieri dal presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Bye bye vodka

Preferite la pace o la vostra coppa di cosmopolitan? Infatti, insieme al comparto energetico e industriale le nuove sanzioni colpiranno soprattutto le importazioni europee di liquori, vodka in testa. Addio anche ai frutti di mare, quindi via dalle tavole e soprattutto dai vassoi crudités e caviale. Anche gli Stati Uniti vieteranno le importazioni dalla Russia di vodka e caviale. Lo ha rivelato alla Cnn una fonte della Casa Bianca anticipando che cosa verrà detto nell’annuncio delle nuove sanzioni di Joe Biden. Il presidente americano, secondo la fonte, si muove insieme all’Unione europea e al Gruppo dei Sette, per revocare lo status di “nazione favorita negli scambi commerciali” alla Russia per la sua invasione dell’Ucraina. È evidente che i salotti dell’alta borghesia dovranno rivedere i propri menù da apericena.

Divisi sull’energia

Ma oltre alle bazzecole, la questione si fa sempre più seria sulla questione energetica. “Stiamo ragionando sul tema petrolio – ha detto ieri il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni – lo stiamo valutando sia dal punto di vista di conservare l’unità dei vari Paesi europei, non basta la dichiarazione di principio bisogna mettere d’accordo 27 Stati diversi, e ragioniamo delle conseguenze”. Parlando a Live In Bari su Sky Tg24 del possibile embargo del petrolio russo, Gentiloni ha poi spiegato: “Per rispondere è necessaria l’unità dei paesi europei, abbiamo reagito subito. Il primo pacchetto di sanzioni è arrivato subito, ora siamo a cinque e ragioniamo sul sesto. Dobbiamo prendere decisioni che non impattino troppo sulla nostra economia”.  Avanti adagio, quindi. Almeno per quanto riguarda i comparti veramente essenziali, ovvero energia e petrolio. Non basterà certo qualche foto da Bucha a fermare l’estrazione petrolifera… Infatti, dopo le parole di Gentiloni, il Consiglio tira bruscamente il freno sul prospettato divieto di importare petrolio dalla Russia. L’Alto Rappresentante aveva annunciato ieri mattina, alla ministeriale Nato, che se ne sarebbe parlato nel Consiglio Affari Esteri di lunedì prossimo in Lussemburgo. Niente da fare: il tema “non sarà sul tavolo” del Consiglio di lunedì, ha precisato oggi un alto funzionario Ue.

Occorrono piani d’emergenza

Mentre la von der Leyen è da Zelensky, la vera notizia non è che l’Ue mette al bando il carbone russo ma che non vieterà l’import di petrolio dalla Russia, come annunciato da Borrell e come prospettato dalla stessa von der Leyen. Non proprio un capolavoro di comunicazione.  “Sull’energia continuiamo a discutere – spiega un altro alto funzionario Ue (quanti saranno questi alti funzionari?) – abbiamo una dipendenza enorme” dai combustibili fossili russi. Se si prende la strada di vietarne le importazioni, “occorrono piani di emergenza”. Lungi dall’essere realmente isolata, la Russia potrebbe vendere ad Est quello che non riesce a vendere ad Ovest, anche se il gasdotto Power of Siberia (che collega la Russia con la Cina) ha una portata limitata. Inoltre, i cinesi pagano ai russi il gas molto meno di quanto lo pagano gli europei. Una bella gatta da pelare per tutti, mentre sul terreno ucraino si continua a morire.

Si allungano le liste di proscrizione

Lungi dall’avere una politica energetica unitaria, l’Europa vacilla tra il divieto e la sanzione, per non cedere del tutto la propria politica energetica, senza però perdere la faccia di fronte al “mondo libero” che guarda attonita alle immagini che arrivano dal nuovo fronte orientale. Un colpo al cerchio e uno alla botte, come si dice a casa nostra. Per quanto ancora si riuscirà in questo intento, soprattutto quando Biden e Putin sono più che mai lontani dal raffreddamento degli animi? Intanto si allungano le liste di proscrizione contro gli “oligarchi” russi. Che poi dovrebbero spiegarcela questa cosa che se vivi a Los Angeles sei Tony Stark, ma se vivi sugli Urali sei un oligarca. In ogni caso i soggetti sanzionati aumentano: oligarchi, uomini d’affari, dirigenti politici, soggetti attivi nella “disinformazione”, familiari di dirigenti politici, sulla strada già tracciata da Stati Uniti e Gran Bretagna. La lista Ue comprende, tra gli altri, gli oligarchi Oleg Deripaska e Boris Rotenberg, le due figlie adulte di Putin, Katerina Tikhonova e Maria Vorontsova. Vengono poi vietate tutte le transazioni a quattro banche russe, tra cui Vtb, che contano per il 23% del mercato bancario russo: dopo essere state tagliate fuori da Swift, saranno completamente escluse dai mercati Ue. Si stringe il cerchio sulla Russia con un altro giro di vite importante. Ma quello sull’Europa forse si sta stringendo ancora di più.

Sergio Filacchioni

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1 commento

  1. A parte questi allucinanti, pretestuosi e antidemocratici provvedimenti (come e chi li ha decisi?), sarebbe bene ridere in faccia a tutti colori i quali, davvero menti eccelse, continuano ad asserire che é stato invaso uno stato democratico e sovrano! Chissà come mai lì non ci andava per davvero nessuno, né giovani e né pensionati, salvo qualche toccata e fuga nelle “ztl” di un paio di città storiche. Solo per illusioni affettive qualche immigrata/o ucraina/o insisteva, ma non troppo, nella speranza di essersi sbagliata/o. E, molti sinistrosi italioti, da me sentiti, si chiedevano sempre “quale é la morale ucraina ?”… E non si tiri fuori la parola “povertà” con quel bendidio di terra.

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