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Bruxelles, 11 set – Domani il Parlamento europeo voterà l’applicazione di sanzioni all’Ungheria. L’accusa è quella di aver infranto i precetti dell’articolo 7 del Trattato comunitario, ossia la «promozione e salvaguardia dei valori dell’Unione europea». In altre parole, Viktor Orban avrebbe calpestato lo Stato di diritto. L’avvio della procedura contro la nazione magiara era stato votato in giugno dalla Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo (Libe). Questa la giustificazione: «I recenti sviluppi in Ungheria hanno portato a un grave deterioramento dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali con questioni che restano sull’indipendenza della magistratura, la libertà di espressione e dei media, la libertà delle istituzioni accademiche, la corruzione a livello statale e il duro trattamento di migranti e richiedenti asilo».
In sostanza, dunque, il pomo della discordia è rappresentato dalle politiche anti-immigrazioniste fortemente volute da Orban. Qualora le sanzioni venissero applicate, potrebbe allora verificarsi un piccolo terremoto all’interno del Parlamento europeo, che verrà rinnovato tra otto mesi. Le elezioni, infatti, sono alle porte: con i socialisti in regressione praticamente ovunque, anche i popolari potrebbero perdere con Orban un alleato importante. In effetti, sebbene il premier ungherese sia percepito come un «populista», il suo partito, Fidesz, fa ancora formalmente parte del Partito popolare europeo (lo stesso della Merkel, di Berlusconi, dei repubblicani francesi e dei popolari spagnoli).
Se Orban lasciasse il Ppe, a questo punto Fidesz potrebbe andare a rimpolpare le fila delle formazioni populiste. I gruppi euroscettici sono attualmente due: l’Enf (Europa delle nazioni e delle libertà), di cui fanno parte Salvini e la Le Pen, e l’Efdd (Europa delle libertà e della democrazia diretta), in cui figurano il M5S e l’Afd tedesca. Com’è noto, il «Movement» di Steve Bannon, a cui Salvini ha aderito, mira a creare un unico blocco populista all’interno del Parlamento europeo. È vero che, anche con Orban, gli euroscettici non riuscirebbero a ottenere la maggioranza. Tuttavia, l’indebolimento del Ppe – dovuto all’ammutinamento di Fidesz – spingerebbe i popolari a formare una sorta di «grande coalizione» assieme ai socialisti. E sappiamo bene quanto le grandi ammucchiate dei partiti «tradizionali» possano giovare alla crescita del populismo.
Valerio Benedetti

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