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Roma, 10 lug – Gli sbarchi da una settimana a questa parte pare siano sensibilmente calati. Sulle coste italiane, da quando è scoppiata la bufera sull’Europa che lascia sola l’Italia, non arriva quasi più nessuno. Sembra che i bastimenti delle ong carichi di immigrati non ci siano più. Un calo alquanto sospetto quello degli arrivi di immigrati, che non lascia presagire nulla di buono. Probabilmente il temporaneo blocco degli sbarchi potrebbe essere una mossa tattica dei trafficanti.

Da gennaio a oggi sulle coste italiane sono approdate 85mila persone, profughi o presunti tali in fuga dalla povertà e dalla miseria dei Paesi Africani. Fino alla fine di giugno le navi delle ong li facevano sbarcare a ritmo di migliaia alla volta nei porti di Sicilia, Calabria, Campania. Poi, improvvisamente negli ultimi giorni un drastico calo. Tanto che dal primo giorno di luglio a oggi, i dati del Viminale parlano di 1.179 arrivi: più o meno tanti quanti ne arrivavano mediamente in un giorno e mezzo di giugno.

Il sospetto che è nato è che in Libia stiano trattenendo a forza le partenze per preparare, o quantomeno minacciare, un arrivo di massa, che manderebbe definitivamente in tilt il sistema di accoglienza. Anziché gioire perché si tratta di una buona notizia, il Viminale è preoccupato e teme che la strategia del blocco delle partenze dallo coste libiche nasconda il tentativo di fare pressioni sull’Italia. Sarebbe un ricatto, insomma, quello che i trafficanti libici stanno mettendo in atto con l’Italia. Anche perché dal vertice di Tallinn è emerso che si debba lavorare a un nuovo centro di coordinamento dei salvataggi in Libia. Difficile pensare che i vari gruppi e tribù che operano nel traffico di esseri umani non abbiano fiutato l’affare e non stiano cercando di rivendicare il proprio ruolo nel progetto economico della creazione di un centro di salvataggio.

Anna Pedri

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