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Roma, 31 lug – Ricordate i 50 milioni che a marzo l’Italia prestò alla Tunisia? Su questo giornale demmo risalto alla notizia che portò all’interrogazione parlamentare del deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro. Possibile che in piena emergenza coronavirus, tramite Cassa Depositi e Prestiti, l’Italia avesse concesso una tale somma a titolo di credito d’aiuto alla Banca Centrale tunisina? Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, messo alle strette tentò di fornire delucidazioni a riguardo. Confermando il prestito e spiegando che la cospicua cifra rientrava in un più ampio memorandum del 2015 ed era stata stanziata quindi ben prima dell’inizio dell’epidemia. Singolare giustificazione, visto che l’esponente pentastellato avrebbe dovuto sapere che di fronte a una pandemia subentrano cause di forza maggiore per bloccare eventuali erogazioni all’estero nel momento in cui c’è estrema necessità di tenere soldi in Italia.

La giravolta del ministro

Purtroppo però, è più facile trovare l’alchemica pietra filosofale che trasformare Di Maio in un bravo ministro degli Esteri. E come un derviscio danzante, oggi l’ex leader grillino ha compiuto una piroetta da capogiro con una spruzzata di polvere a cinque stelle, chiedendo di sospendere lo stanziamento di 6,5 milioni di euro alla Tunisia. Ma come, proprio lui che a marzo aveva giustificato il prestito di 50 milioni alla stessa nazione nordafricana? Ebbene sì, fuori tempo massimo il ministro pentastellato tenta di recuperare terreno sul fronte del contrasto all’immigrazione, giocandosi una carta piuttosto grottesca. “Vi chiedo di sospendere questo stanziamento di 6,5 milioni di euro in attesa di un piano integrato più ampio proposto dalla viceministra del Re e di un risvolto nella collaborazione che abbiamo chiesto alle autorità tunisine in materia migratoria”. E’ quanto chiesto oggi da Di Maio al comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo della Farnesina.

Questione di approccio

“Siamo tutti perfettamente consapevoli – ha detto poi Di Maio – dell’importanza della cooperazione per lo sviluppo verso alcuni Paesi, anche al fine di prevenire flussi migratori incontrollati, ma in questa fase in cui a Tunisi, che ricordo essere un porto sicuro, stiamo avanzando chiarimenti circa l’incremento degli sbarchi verso l’Italia è bene avere un approccio a 360 gradi. Anche perché si tratta di interventi a favore delle comunità locali, fondamentali per contenere il rallentamento dei flussi”.
Approccio a 360 gradi? Evitiamo, conservando un opportuno tatto, di specificare i gradi dell’approccio adottato a marzo. Ci limitiamo a far notare al caro ex leader M5S, che dovrebbe almeno rammentare le scelte in direzione ottusa e contraria adottate all’inizio dell’emergenza coronavirus. Altro che 6,5 milioni.

Eugenio Palazzini