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Parigi, 20 apr – Il presidente francese Macron, osannato dagli europeisti di ogni latitudine, è già in grande difficoltà. È molto facile fare proclami roboanti sulle riforme e sul futuro dell’Europa, un po’ più difficile è essere credibili. Succede così che la Francia è in rivolta e la luna di miele con la Merkel è già finita. Se Macron, appena tre giorni fa, poteva rilanciare A Strasburgo il suo sogno europeo, criticando gli «egoismi nazionali» che potrebbero addirittura portare a una «guerra civile europea» (solito terrorismo psicologico di stampo europeista), la “cancelliera” ha invece dovuto frenare. E così l’inquilino dell’Eliseo se ne è tornato a casa dal vertice Berlino con le pive nel sacco.
Il problema è che l’asse franco-tedesco potrebbe funzionare solo se la Merkel fosse forte come negli ultimi 12 anni. Non è così, però. Le elezioni di fine settembre, benché le abbiano regalato il quarto mandato, l’hanno comunque indebolita notevolmente. Ne sono seguiti lunghi mesi di trattative per formare una maggioranza: prima è naufragato il progetto di una coalizione “Giamaica” (con Verdi e Liberali) e poi ci si è dovuti accontentare di una riedizione della “grande coalizione”, con una Spd peraltro alla canna del gas. Lo stesso partito della “cancelliera” non fa ora che discutere dell’era post-Merkel. E in questo senso il boom degli euroscettici dell’Afd, che hanno eroso consensi a destra della Cdu, non è un buon segnale per Macron. La Merkel, insomma, non è in grado di garantire un’accelerazione per un bilancio comune europeo (da sempre sgraditissimo all’imprenditoria tedesca), ma può parlare al massimo di una “unione bancaria” da realizzarsi, però, «sul lungo periodo».
Anche tra le mura domestiche la situazione di Macron non è migliore. Sono tuttora in atto gli scioperi dei ferrovieri, di Air France, del personale ospedaliero, ma anche di postini e studenti. Persino l’Istituto di studi politici di Parigi (il prestigioso SciencesPo), la culla della classe dirigente francese in cui si è formato lo stesso presidente, è stato occupato per protestare contro la «dittatura macroniana». Non proprio un bel biglietto da visita per colui che fu chiamato il «salvatore dell’Europa e della democrazia» allorché fu eletto all’Eliseo. Era il maggio del 2017, un anno fa. Sembra passato un secolo.
Giovanni Coppola

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