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Roma, 20 apr – Mattarella, una volta ascoltata la Casellati – che a brevissimo riferirà sul mandato esplorativo per verificare l’esistenza di una maggioranza centrodestra-5 Stelle – avrà due opzioni.
La prima, a questo punto improbabile, è quella di concedere alla presidente del Senato un terzo giro di consultazioni, nel tentativo di capire se esistono dei margini per formare un governo Lega-5 Stelle. La seconda opzione è dare il mandato esplorativo ad un’altra figura, provando magari a cambiare l’asse politico. Sarebbe quindi il turno del pentastellato Roberto Fico, presidente della Camera, che dovrebbe verificare le condizioni per un accordo di governo con il Partito democratico.
Probabilmente la Casellati, alla luce di possibili sviluppi nella trattativa Di Maio-Salvini che ancora non conosciamo, chiederà al capo dello Stato altri due giorni di tempo per la formazione del governo.
Ma ufficialmente l’ipotesi centrodestra-5 Stelle è sempre più lontana. Lo confermano le parole della fedelissima di Berlusconi, Licia Ronzulli, che – intervenuta ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital – ha dichiarato: “Il tentativo è fallito. Non si può continuare a prendere schiaffi in faccia. L’apertura di Di Maio è durata meno di sette ore. Noi non abbiamo mai bluffato. abbiamo sempre giocato a carte scoperte, chiedendo pari dignità all’interno della coalizione. Non siamo disposti a fare i portatori d’acqua né oggi né domani, non si può mancare di rispetto a 5 milioni di elettori che ci hanno votato”.
Se dovesse fallire anche un mandato a Fico e quindi l’inciucio con il Pd, Mattarella ha sempre l’opzione governo del Presidente, ossia un governo istituzionale a tempo, con uno scopo preciso. Soluzione che i due vincitori delle elezioni – Salvini e Di Maio – respingono fermamente (tradirebbe il mandato elettorale) ma che di fatto è percorribile in caso di fallimento di ogni trattativa politica. In questa ottica probabilmente Fico dovrà verificare anche la disponibilità del Pd a un governo di emergenza.
Il premier quindi sarebbe indicato direttamente dal presidente della Repubblica, una figura di alto profilo istituzionale, o un tecnico, comunque – almeno sulla carta – super partes. Ovvio che l’incubo vero sarebbe un governo tecnico à la Monti che spezzi definitivamente la schiena al Paese.
In ogni caso, le altre possibilità, ossia un preincarico a un leader politico, se non addirittura un mandato pieno, sono impraticabili, visto il muro contro muro Di Maio-Berlusconi e i veti incrociati “Mai con il Pd”, “Mai con Forza Italia”.
Mattarella comunque vuole chiudere in fretta, soprattutto per scongiurare la possibilità che Di Maio e Salvini si rafforzino sulle loro posizioni in virtù dell’esito delle elezioni regionali in Friuli e Molise.
Il tempo stringe, quindi. L’Ue ci chiede stabilità. I mercati ce la chiedono. Gentiloni, ieri, ha parlato di responsabilità. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un classico della Repubblica italiana (purtroppo): l’asservimento ai diktat di Bruxelles. Alla faccia di chi ha votato per il cambiamento.
Adolfo Spezzaferro

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