Roma, 2 set — La cancel culture (sempre a braccetto con il timore di perdere profitti) bussa alla porta di un piccolo pub della cittadina scozzese di Linlithgow, il Black Bitch, e ne richiede il cambio di nome.

Il perché lo si può evincere facilmente, benché l’esercizio, una taverna originaria del XVII secolo, prenda la dicitura non da un insulto razzista o sessista ma dalla leggenda di un cane locale (bitch in questo caso significa «cane femmina, cagna» e non «puttana»). Purtroppo siamo nel 2022, e qualsiasi frase o espressione che contenga la parola «nero» sono da considerarsi automaticamente riferite alle persone di origine africana, e in quanto tali sottoposte a rigida scansione da parte delle gendarmerie woke. 

Il Black bitch cambierà insegna, lo han deciso gli woke

Il titolare del locale, Green King — il più grande proprietario di pub di tutto il Regno Unito — ha preferito mettere le mani avanti prima che qualche alfiere del progressismo invocasse la gogna per la «cagna nera», e ha annunciato che l’insegna sarebbe stata rinominata in Black hound, in linea con la politica sulla diversità e l’inclusione di tutta la catena nazionale di pub. King aveva già operato il cambio dei nomi di altri due esercizi, il Black Boy e il Black’s Head, sempre con la medesima motivazione.

La leggenda della «cagna nera»

Ma a Linlithgow il malumore della cittadinanza non si placa da mesi: perché la «cagna nera» non è solo l’insegna di una taverna, ma anche la protagonista di una leggenda cittadina. Si narra infatti che una femmina di levriero dal manto nero abbia attraversato a nuoto il lago di Linlithgow per portare cibo al padrone, condannato a morire di fame su di un’isola al centro dello specchio d’acqua. La città e i suoi abitanti sono molto legati a questa leggenda antichissima, risalente al XIII secolo. I bambini la imparano a scuola, il cane fedele è sullo stemma di Linlithgow e la statua bronzea del levriero campeggia in una delle piazze cittadine.

Un paese diviso in due

Gli abitanti di Linlithgow hanno reagito furiosamente all’annuncio del cambio di insegna, organizzando una manifestazione davanti al pub e raccogliendo quasi 10.000 firme contro la decisione di Green King. Ma parte della cittadinanza è d’accordo con la decisione di King: «La gente sostiene sommessamente che è giunto il momento di cambiare nome. Non sto ignorando la storia, ma Linlithgow come luogo si è evoluto», spiegano al Guardian. Chi è contro il cambiamento difende invece così il nome del pub: «Il termine “Black Bitch” è associato alla città da oltre 700 anni, i nativi di Linlithgow sono orgogliosi di essere conosciuti come “Black Bitches”; ha un significato affettuoso affettivo senza connotazioni razziste. Descrive un cane femmina, giustamente chiamato cagna (bitch) di colore nero. Greene King è saltato a conclusioni sbagliate e ha letto nel nome qualcosa che non esiste».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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