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Roma, 30 giu – La quarta sparatoria in dieci giorni nella comune antifascista Chop di Seattle è finita letteralmente nel sangue. Un ragazzo di 16 anni è stato ucciso e un altro di 14 è rimasto gravemente ferito, ricoverato in terapia intensiva. “Quando sono arrivati gli agenti hanno trovato una Jeep Cherokee crivellata di colpi di proiettile, sulla 12th Avenue”, ha spiegato Carmen Best, capo della polizia di Seattle, stando a quanto riportato da Kiro, affiliata della Cnn. “Ci hanno detto che a bordo c’erano due ragazzi, entrambi raggiunti da colpi da arma da fuoco”. Ricoverati entrambi in ospedale, uno di loro non ce l’ha fatta, l’altro sta lottando tra la vita e la morte.

“Clima pacifico e conviviale”

Su questo giornale abbiamo ricostruito qualche giorno fa la tragicomica parabola del Chaz (Capitol Hill Autonomous Zone), ovvero la zona autonoma di Capitol Hill, quartiere chic di Seattle. Nel Chaz, che poi ha cambiato nome in Chop (Capitol Hill Occupied Protest), in due settimane è successo di tutto: spari, antifascisti che chiedevano più armi, richieste di pizzo da parte dei leader della comune, furti e violenze di ogni genere. Eppure buona parte dei media internazionali si è data a lodi sperticate dell’area autogestita nella città americana dai “bravi antirazzisti” in lotta contro Donald Trump, che hanno oltretutto ricevuto inizialmente il plauso del sindaco di Seattle. C’era persino chi parlava di “clima pacifico e conviviale” tra “dibattiti, concerti, spettacoli di poesia e proiezioni di documentari”.

“Una polveriera”

Ecco, dopo quest’ultimo episodio violento, le autorità cittadine fanno sapere che stanno “valutando” lo smantellamento della zona occupata (con calma, non c’è fretta) e conseguentemente la riapertura della stazione di polizia. Quest’ultima era stata abbandonata dagli agenti dopo che i manifestanti avevano preso possesso dell’area. Secondo comune e polizia “la situazione si sta trasformando in una polveriera”, dunque “bisogna liberare l’area”.

In realtà la situazione è già esplosa da diversi giorni e questo è soltanto l’ultimo episodio di violenza. Dieci giorni fa nella stessa comune era stato ucciso un altro ragazzo, di 19 anni, con le forze dell’ordine che non erano riuscite a intervenire perché avevano interdetto loro l’accesso alla zona. Nei giorni successivi altre due persone, tra cui un 17enne, erano state gravemente ferite. Ora il primo cittadino di Seattle, Jenny Durkan, si accorge all’improvviso di aver perso totalmente il controllo di un’area della città, divenuta in brevissimo tempo la più pericolosa.

Eugenio Palazzini

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