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Roma, 16 feb – Vita sotto una calotta glaciale, in un luogo distante centinaia di chilometri da una fonte di luce e a temperature estreme: è quanto la sensazionale scoperta fatta in Antartide dai ricercatori della British Antarctic Survey durante la perforazione della piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne, spessa 900 metri.

Spugne e crostacei sotto la calotta glaciale 

Il ritrovamento è avvenuto sulla superficie di una roccia posta proprio sotto la calotta glaciale, al termine della lunghissima galleria scavata dai perforatori. I ricercatori, alla ricerca di fango sul fondo, hanno calato una telecamera nel buco e si sono imbattuti nell’eccezionale ritrovamento. Si tratta di un masso circondato e ricoperto da forme di vita animali. Secondo gli studiosi si tratterebbero di 16 spugne e 22 animali non identificati tra cui alcune specie di cirripedi (crostacei).

Dove trovano il cibo?

L’eccezionalità del ritrovamento, fanno sapere i ricercatori sulla rivista Frontiers in Marine Science, sta nel fatto che forme di vita simili sono state trovate a condizioni ambientali decisamente estreme. Sono ancora ignoti, infatti, i meccanismi che consentono a degli organismi di vivere sotto una calotta glaciale, così lontano dalla luce solare. «Ci sono tutti i motivi per cui non dovrebbero essere presenti». Lo afferma Huw Griffiths della British Antarctic Survey, che ha esaminato attentamente il video. «Gli animali sopravvivono grazie ai nutrienti trasportati nell’acqua a -2°C. L’enigma è la loro lontananza da fonti di nutrienti, dato che il masso si trova in mare aperto a 260 chilometri dalla terraferma», spiega.

Una incredibile biodiversità sotto la calotta glaciale

Gli studiosi ritengono probabile che gli alimenti di cui si cibano le spugne trovate sotto la calotta glaciale arrivino da da molto lontano. Contestualmente, la più vicina fonte di luce si trova a 600 km di distanza. Rimane ignota la longevità delle spugne osservate: esemplari simili  possono vivere anche decine di migliaia di anni e si nutrono una volta all’anno, quando non ogni decennio o ogni secolo.

Secondo gli esperti non si tratta di un episodio isolato. «La scoperta suggerisce che la vita negli ambienti più difficili dell’Antartide è più adattabile e con più biodiversità di quanto si pensi. Abbiamo scoperto che questo non è un cimitero in cui alcune cose si aggrappano, è più complicato di quanto pensassimo», è l’opinione di Griffiths. «Quando le calotte glaciali collassano a causa del riscaldamento globale, le specie come quelle che si trovano sul masso potrebbero non essere in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti».

Cristina Gauri

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