Roma 25 nov — Il termine sex offender (in italiano «molestatore sessuale») va abolito perché potrebbe, per l’appunto, «offendere», i molestatori stessi: è quanto stabilito dal Consiglio di Stato per gli aggressori sessuali del Colorado, che sta decidendo di non utilizzare più il vocabolo nelle proprie linee guida e nelle policy.



Il Consiglio, che vigila sul trattamento delle persone già condannate per crimini sessuali, ha votato venerdì l’incredibile mozione che propone di sostituire il termine sex offender, «molestatore sessuale» con l’espressione «adulti che commettono reati sessuali». La mozione è passata, ma la decisione del Consiglio è ora soggetta a un periodo di consultazioni pubbliche di 20 giorni prima dell’approvazione finale.

Sex offender? E’ offensivo

Etichettare qualcuno come «molestatore sessuale», affermano i sostenitori del cambiamento di terminologia, può ostacolare gli sforzi di riabilitazione creando la percezione permanente che la persona in questione sia un pericolo per la sicurezza pubblica. Ma è proprio questo il punto, controbattono gli oppositori di questo cambiamento: Jessica Dotter, del Consiglio dei procuratori distrettuali del Colorado, ha affermato prima del voto di martedì che la nuova terminologia — ovvero «adulti che commettono reati sessuali» — «non riesce a trasmettere o rappresentare alcun tipo di centratura sulla vittima» come invece accade con sex offender. In sostanza — e non è così difficile da capire — le vittime di abusi sessuali «vogliono che il loro aggressore sia ritenuto responsabile e che sia conosciuto come un criminale». Ma questo, evidentemente, cozza con loro sensibilità di chi ha compiuto gli abusi. E la sensibilità della vittima?

Tutti hanno diritto di sentirsi offesi

Benvenuti insomma nel XXI° secolo, dove anche pedofili e stupratori hanno diritto di sentirsi offesi se vengono chiamati con il loro nome. Credevate forse che agli incantesimi politicamente corretti si potessero mettere dei paletti? Una volta che si percorre la «brutta china», la slippery slope come viene chiamata Oltreoceano, nessuno ha più facoltà di arbitrare la decenza: se accetti il verbo politicamente corretto e ti ci sottometti, devi tapparti il naso e accettare che venga applicato a tutti. Anche ai sex offender.  

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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