Roma, 29 mar – Il gruppo di Visegrad, noto anche come V4, potrebbe essere ai titoli di coda. Usiamo il doveroso condizionale perché come storia – anche recente – insegna, patti e alleanze tra Paesi variano in base a contingenze e opportunità. La chiave è sempre l’interesse nazionale, a volte dettato da legittimi timori. Sta di fatto che la frattura è netta tra i quattro Paesi di Visegrad, nome che trae origine dall’omonima città ungherese – là dove sorge il castello evocante il Congresso medievale del 1335 – in cui il 15 febbraio 1991 si tenne il primo summit tra Ungheria, Polonia e l’allora Cecoslovacchia.

La guerra in Ucraina “rompe” il gruppo di Visegrad

Un’improvvisa rottura causata dalla guerra in Ucraina e nello specifico dal diverso approccio tra i membri nei confronti della Russia di Putin. Fatto sta che Polonia e Repubblica Ceca hanno deciso di non inviare i propri rappresentanti al vertice ministeriale del gruppo (attualmente composto da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) convocato a Budapest. Motivo? I governi di Varsavia e Praga sono infuriati con l’esecutivo guidato da Viktor Orban, perché a loro avviso non avrebbe reciso a dovere i legami con il Cremlino. Per l’esattezza l’Ungheria si è opposta all’invio di armi all’Ucraina attraverso il suo territorio e a sanzioni sulle forniture energetiche garantite dalla Russia. Il governo di Orban ha comunque sottoscritto le altre sanzioni Ue contro Mosca in seguito all’attacco all’Ucraina, ma ritiene che misure analoghe sull’energia minerebbero il processo di pace.

Polonia e Repubblica Ceca contro Orban

“Ho sempre appoggiato il V4, ma sono addolorata dal fatto che adesso i politici ungheresi ritengano più importante il petrolio russo a buon mercato rispetto al sangue ucraino”, ha scritto su Twitter il ministro della Difesa ceco, Jana Cernochova. Analogo il parere del suo omologo polacco, Mariusz Blaszczak, il quale ha annunciato che non si recherà nella capitale ungherese. Il vertice di Budapest è stato così annullato. Un segnale senz’altro poco confortante per la tenuta del gruppo – a lungo spina nel fianco dell’Ue –  che in ogni caso è ancora ufficialmente in piedi e potrebbe trovare nuove convergenze nel prossimo futuro. Quel che è certo è che adesso la fiducia reciproca, tra i quattro membri, sta scricchiolando.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Per quanto la Federazione Russa possa essere piena di problemi, limiti, mancanze, per quanto possa essere lontana dal modello di società europea tradizionale, vorrei ricordare che l’alternativa ad essa è il NUOVO ORDINE MONDIALE.
    Chi spera nella sconfitta di Putin (e noto con un certo rammarico che sono parecchi fra i sovranisti) perché lo vede come una belva imperialista che sta versando l’innocente sangue di un popolo europeo (come se l’aver bombardato scuole ed ospedali dell’altrettanto europeo Donbass, per ben 8 anni, fosse eroismo) temo abbia poco contatto con la realtà. Se la Russia cade, vincerà il modello socioeconomico statunitense e l’Europa libera ed indipendente, cari “”came-ratti”” in salsa Reggimento Azov, potete sognarvela.

    Solidarietà al popolo ucraino, ovviamente, ma no alla russofobia!

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