Damasco, 4 lug – I curdi, appoggiati dagli Stati Uniti, sono entrati nella Città Vecchia di Raqqa, aprendo una breccia tra le mura. Dopo la caduta di Mosul, quasi interamente riconquistata dall’esercito iracheno, l’Isis sta per perdere l’ultima grande città occupata. La roccaforte siriana del “califfato” è adesso sotto attacco delle forze della cosiddetta “coalizione” anti-Stato islamico. A Raqqa, città che contava prima dell’inizio del conflitto circa 190 mila abitanti, secondo le stime Onu sono rimasti tra i 50 e i 100 mila civili. Cifre inevitabilmente incerte considerando la chiusura al mondo esterno applicata dall’Isis fino ad oggi. L’antica Rafika, leggendaria residenza estiva del califfo abbaside Haroun al-Rashid (786-809 d.C.), uno dei personaggi de Le Mille e una notte, è adesso destinata ad essere rasa al suolo, o quasi. Certo, dell’antico splendore non restava poi molto, tolti il lungo tratto delle mura abbasidi restaurate, la porta di Baghdad e i resti della Grande Moschea. Ammesso che l’Isis non avesse già provveduto a dare sfogo anche in questo caso all’ormai celebre furia iconoclasta che lo ha contraddistinto.



Raqqa in ogni caso non è Mosul, prima dell’occupazione jihadista era una semplice cittadina sunnita lungo l’Eufrate. Adesso è ancora meno popolata ma ha acquistato una primaria importanza strategica per le sorti del conflitto siro-iracheno. Scacciato da quest’ultimo bastione l’Isis può dirsi sconfitto, almeno per quanto riguarda il controllo territoriale. Non ci sarebbe più il cosiddetto “Stato islamico”, resterebbero chiaramente migliaia di terroristi che ancora controllano aree desertiche, brevi tratti di confine e periferie cittadine sia in Siria che in Iraq. Oltre a restare vivo, forse addirittura più alto, il rischio attentati in Europa. La situazione del conflitto siriano è comunque ad una svolta, per quanto non immediata considerando che l’entrata dei curdi a Raqqa non significa la subitanea sconfitta in loco delle milizie dell’Isis.

Vi sono due prospettive, entrambe legate al destino di Deir Ezzor, città lungo l’Eufrate a sud-est di Raqqa, dove l’esercito siriano resiste da anni all’assedio dello Stato islamico. Se l’area attorno a Deir Ezzor verrà riconquistata, come probabile, dalle truppe di Assad e i curdi coadiuvati dagli Usa completeranno la conquista dell’ultima città ancora controllata dall’Isis, come altrettanto prevedibile, la Siria sarà ad un bivio. Una strada può portare ad un pericoloso scontro tra le varie forze appoggiate da Washington, battaglia non solo militare ma anche di stampo propagandistico, e l’esercito di Damasco. L’altra ad uno status quo basato sulle posizioni degli schieramenti principali rimasti in gioco che potrebbe aprire alla stabilizzazione del conflitto. Con il controllo statunitense dell’ex aeroporto militare di Tabka, la sconfitta a Raqqa dell’Isis, i curdi saldi nel nord di Siria e Iraq, le principali città e aree densamente abitate siriane sotto il controllo di Assad, resta appunto da scacciare l’Isis nelle zone attorno Deir Ezzor. A quel punto potranno prevalere due logiche opposte, quella che porterebbe ad un ridisegnamento della cartina geografica ma ad una sostanziale fine del conflitto oppure l’altra, decisamente scongiurabile, che costringerebbe la Siria ad una continua guerra latente (e non) tra le forze in campo. E tra queste vi sono ancora numerosi gruppi jihadisti, non meno pericolosi dell’Isis.

Eugenio Palazzini

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