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Damasco, 17 feb – Sempre più spesso la regione delle alture del Golan, territorio siriano occupato illegittimamente dallo Stato di Israele nel 1967, rientra nella cronaca geopolitica mediorientale. Oltre ai numerosi attacchi missilistici mossi da Tel Aviv a danno di una Siria già piegata da dieci anni di guerra contro il terrorismo internazionale, Israele continua a scavare e a manomettere importantissimi siti archeologici nella zona, cercando di attestare la propria legittimità storica di appartenenza in quelle terre ricche di risorse. Dal 1967 infatti, gli scavi nel Golan condotti da Israele sono innumerevoli.



La denuncia della Siria: “Siti archeologici depredati da Israele nel Golan”

Nel corso del seminario scientifico titolato “Violazioni sioniste delle antichità del Golan occupato e tentativi di distorcere il patrimonio culturale arabo in esso”, la dottoressa Camelia Abu Jabal, professoressa del Dipartimento di Storia all’Università di Damasco, nel suo lungo intervento ha citato alcuni articoli pubblicati dalla stampa israeliana nei quali si riporta come, Moshe Dayan, che all’epoca dell’occupazione del Golan era ministro della guerra, avrebbe trafugato svariati reperti archeologici dal villaggio di al-Fakhoura. La professoressa di Damasco ha quindi spiegato che “oltre a varie istituzioni israeliane, l’autorità nelle entità di occupazione ha cercato di distorcere e falsificare la storia e le antichità del Golan arabo siriano occupato”, facendo esplicito riferimento anche agli scavi illegittimi condotti fin dal ’68 dal ministro israeliano nella città di Banias.

Ma dal 1967 ad oggi, nei territori occupati del Golan, incurante degli appelli del mondo scientifico internazionale, Israele avrebbe demolito 110 villaggi siriani. E avrebbe sistematicamente depredato oltre 200 siti archeologici, sottraendone importantissimi monumenti storici e modificandone drasticamente mappature e antiche testimonianze. E quanto sarebbe accaduto anche nelle colline di Abu Nada, Al-Aram e Sheika, siti importanti documentati anche dalla famosa archeologa britannica Gertrude Bell.

Golan, tra guerra e patrimonio archeologico

Oggi sono vergognosamente utilizzati per le manovre belliche israeliane con tutte le devastazioni che esse comportano, dagli scoppi dei munizionamenti fino all’impiego di antiche pietre dei siti per la costruzione di strutture militari. Inoltre Israele in Golan continua a scavare anche per estrarre petrolio, distruggendo le coltivazioni arabe, garantendosi il monopolio sull’agricoltura nelle alture e dando anche il via alla costruzione di impianti sciistici su alcuni monti per rivendicarne la “proprietà”, per un futuro che possa essere sia di pace che di guerra nella zona.

Dopo 54 anni dall’occupazione israeliana del Golan, il rischio di perdere per sempre l’identità millenaria di queste terre antichissime patrimonio dell’intera umanità è sempre più alto. Come purtroppo è crescente la pressione bellica che Israele esercita puntualmente con raid missilistici contro una Siria che finalmente cerca di rialzarsi dalle macerie di una guerra al terrorismo combattuta anche per noi occidentali.

Andrea Bonazza



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