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Mosca, 22 ago – Dire che l’Isis è stato definitivamente sconfitto è forse azzardato e prematuro. Migliaia di terroristi sono ancora attivi, rintanati in mezzo mondo a covare attentati e probabilmente progettare nuovi attacchi per occupare territori di stati sovrani. Di sicuro però il Califfato fantoccio proclamato da Abu Bakr al-Baghdadi non c’è più, sconfitto sul campo dall’esercito siriano di Assad coadiuvato da Hezbollah, Iran e Russia.
Il contributo di quest’ultima alla sconfitta del gruppo terroristico più spietato e pericoloso degli ultimi anni, e probabilmente di sempre, è indubbio e difficilmente negabile anche da chi ha tentato di gettare fango su Mosca pur di non ammettere la propria arrendevolezza (giusto per essere generosi) di fronte ai tagliagole. Oggi il ministero della Difesa russo, con un lungo video pubblicato sul proprio canale Youtube, ha fatto il punto sull’attuale situazione in Siria. Il governo di Vladimir Putin ha voluto mostrare così, all’indomani della serie di attacchi in Cecenia targati Isis e subito dopo gli arresti in Siberia di un gruppo di predicatori legati all’ormai ex Stato islamico, i successi militari ottenuti nella Repubblica araba siriana.
Secondo il ministero di Mosca, dell’inizio operazione in Siria nel settembre del 2015, le forze armate russe hanno ucciso “oltre 86mila miliziani”, di cui “4500 provenienti dalla Russia o dalla Comunità degli stati indipendenti (CSI)”. Sempre secondo il ministero russo, l’esercito di Putin ha eliminato 830 comandanti di gruppi terroristi. Numeri senza dubbio impressionanti che si aggiungono a quelli sulle armi e sulle postazioni dei jihadisti distrutte: 970 campi di addestramento, 20.513 roccaforti, 9.941 depositi di armi e carburante, 649 carri armati, 731 veicoli di combattimento e 8.927 postazioni di contraerea.
Altro dato affatto trascurabile che il governo russo ha voluto rimarcare riguarda coloro che hanno potuto fare ritornare nelle proprie abitazioni: oltre 1 milione e mezzo di profughi siriani sono ritornati nelle proprie case abbandonate in seguito all’avanzata dei gruppi terroristici.
Eugenio Palazzini

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