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Damasco, 22 mag – La regina del deserto è tornata a sorridere. Dopo sette lunghi anni di attacchi dinamitardi e quartieri occupati dai terroristi, Damasco è stata completamente liberata dall’esercito di Assad. Non solo la città, tutta la vasta area intorno alla capitale siriana è di nuovo sotto il controllo del legittimo governo. Questo ovviamente non significa che da ora in poi sarà immune da attentati e sortite jihadiste, ma si tratta di un passo fondamentale per la vita di migliaia di cittadini della Repubblica araba, che sono tornati a respirare dopo aver subito il giogo di chi voleva trasformare la loro terra in una prigione spaventosa. Le ultime forze dell’Isis, asserragliate nella parte periferica e meridionale di Damasco, si sono arrese e il governo di Assad ha dichiarato “sicura l’intera area della capitale e i suoi dintorni”.
E’ una reconquista, quella completata e annunciata ieri dall’esercito siriano, passata quasi sotto traccia a livello mondiale. Poche righe su qualche agenzia stampa, giusto per riportare una notizia giudicata tutto sommato trascurabile. Faceva molto più scalpore, o per meglio dire era decisamente più funzionale, straparlare del presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad. D’altronde qualcuno non riesce ancora a capacitarsi di come la Siria abbia potuto resistere, contrattaccare e di fatto vincere una guerra sul campo, nonostante l’isolamento e le sanzioni internazionali. Così come non riusciamo a capacitarci noi di come ancora gli Stati Uniti risultino credibili agli occhi dei governi europei, ammesso che davvero vi sia qualcuno che prenda per buone le uscite di Washington sul Medio Oriente e non si limiti semplicemente a subirne i diktat.
Intanto, mentre tracce di gas e armi chimiche restano un miraggio nel deserto, il ministero della difesa russo ha annunciato che un’ingente quantità di armi in dotazione agli Stati della Nato e probabilmente fabbricate negli Stati Uniti, in India e in Germania, sono state rinvenute dall’esercito siriano nell’insediamento di Zaafaran, nella provincia di Homs. Una zona di recente liberata dai terroristi di Al Nusra, alias Al Qaeda in Siria. “Abbiamo trovato detonatori prodotti dall’India, TOW-2 fabbricati in Germania, maschere antigas di fabbricazione tedesca, completamente nuovi e quasi non ancora usati”, ha dichiarato Andrey Nekipelov, rappresentante del Centro russo di riconciliazione in Siria.
I potenti missili anticarro BGM-71 Tow, ideati dagli Stati Uniti nel 1970 e da questi forniti a diversi Stati alleati tra cui l’Arabia Saudita, sono stati trovati dai genieri siriani che hanno scoperto vere e proprie officine nascoste per la produzione di esplosivi, oltre a tunnel e prigioni sotterranee. Chissà come tutto questo materiale bellico di prim’ordine è finito nelle mani dei terroristi.





Eugenio Palazzini

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