Roma, 27 set – C’eravamo tanto sputtanati. Dunque è bene insistere, visto mai che qualcuno possa credere alla nostra malafede. Mike Pompeo, segretario di Stato americano, avrà pensato che tutto sommato un lungo silenzio sulle armi chimiche da parte di Washington non è cosa buona e giusta. Tirarle fuori come bombe ad orologeria fa sempre un certo effetto, magari prodromico a un attacco improvviso, oppure semplicemente utile a minacciare l’acerrimo nemico di ritorsioni spietate. Ecco allora l’ennesima rivelazione, poco importa se al momento priva di uno straccio di prova: a maggio le forze armate del presidente siriano Bashar Assad hanno utilizzato il cloro come arma chimica.

Dai tempi dell’ampolla magica di Colin Powell, gli Stati Uniti non riescono a motivare in altri modi i loro interventi militari, ventilati o effettivi che siano. La causa scatenante è sempre quella: da qualche parte nel mondo c’è un terribile dittatore che fa uso di armi chimiche a ogni piè sospinto. Dunque il segretario di Stato americano non ha esitato a tuonare: l’attacco di Assad “non resterà senza risposta”. Dai precedenti sospetti Usa sull’utilizzo di armi chimiche a Idlib, siamo passati alle certezze.

Quali prove?

Washington giura e spergiura di avere informazioni che possono dimostrare l’utilizzo di armi chimiche e secondo un rapporto dell’intelligence, statunitense ovviamente, saremmo di fronte alla prima evidente violazione dell’accordo internazionale che vieta l’uso di armi chimiche dal raid in Siria voluto da Donald Trump nel 2018. Anche in quel caso ovviamente la fantomatica causa scatenante furono sempre loro: le armi chimiche.

Senza specificare in che modo, Pompeo intanto ha precisato che pure stavolta non ci sono dubbi perché “abbiamo avuto conferme e in caso di nuovo uso interverremo“. Insomma, una volta passi, è la seconda atrocità presunta quella inaccettabile. In ogni caso poi, “gli Stati Uniti continueranno a fare pressioni sul regime di Assad per mettere fine alla violenza contro i civili siriani”, ha detto il capo della diplomazia statunitense. Più o meno le stesse frasi che ripetono a Washington da anni.

Magari a Cuba

Visto però che gli Usa non sono riusciti a scalzare Assad dalla Siria, Pompeo ha colto l’occasione per incalzare un nemico più alla portata: Raul Castro, reo di avere la “supervisione di un sistema che arbitrariamente detiene migliaia di cubani e più di 100 prigionieri politici” e coinvolto in “evidenti violazioni dei diritti umani”. A Cuba però non sono ancora spuntate loro: le armi chimiche. Ma visti i successi americani (since 1959) con l’isola caraibica, potrebbe essere arrivato il momento di indagare meglio.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. No, Per favore basta, la solita pagliacciata degli Usa e lacchè vari che accusano Assad di aver utilizzato armi chimiche, non ne possiamo più di balle sciorinate come nulla fosse, ma il mondo dove sta andando?

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