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Roma, 4 feb – Un fenomeno che si è potuto osservare nelle ultime settimane, e in particolare dall’inizio dell’era Biden, è il ritorno dell’Isis sulla scena mediorientale.  Lo Stato Islamico, infatti, si è fatto rivedere in Afghanistan, con attentati in serie, in Iraq, con un colpo nella capitale del paese, in Egitto e anche in Siria, dove il 3 febbraio si è verificato un violento scontro con almeno diciannove morti. Numeri che possono sembrare irrisori se non si conta il fatto che è da mesi che l’organizzazione terroristica non provocava in un singolo scontro a fuoco un numero così elevato di vittime militari. L’attacco, infatti, ha preso di mira un gruppo di soldati siriani e miliziani legati all’Iran poco a sud di Raqqa, l’ex capitale del califfato.

Le dinamiche dello scontro

Lo scontro sarebbe iniziato stamattina, con lo Stato Islamico che ha fatto detonare un esplosivo artigianale contro un bus pieno di militari vicini a Bashar al-Assad, con un bilancio di sette morti. Nel frattempo, altri sette soldati hanno perso la vita durante gli scontri a fuoco con i membri dell’organizzazione terroristica. La battaglia è poi continuata fino a causare non meno di 19 morti da parte siriana. Sarebbero ignoti i numeri riguardanti le perdite da parte dei terroristi. I dati che abbiamo sono derivati anche dai miliziani sciiti della Brigata al-Baqir la quale ha pagato il principale prezzo di sangue: 12 vittime immediatamente onorate dall’organizzazione filo-governativa e pro-Iran.

L’Isis in Siria

Lo Stato Islamico di fatto non può più vantare uno stato sovrano e territorialmente esteso. Provoca tuttavia ancora danni soprattutto al presidente siriano Bashar al-Assad.
Complice di questa discrepanza la nuova tattica mordi e fuggi adottata dall’Isis. Questo, vista l’inferiorità tecnologica e numerica, fa sempre più affidamento su esplosivi artigianali e imboscate. Sono poi ancora numerose le cellule terroristiche dormienti presenti nella Repubblica Araba.

Naturalmente, nonostante l’indifferenza di un mondo troppo impegnato a dare corda ai “professionisti dell’informazione”, c’è ancora chi combatte e muore per una visione del mondo che molti non meritano più. I combattimenti in Siria continuano nonostante il Covid e Draghi. A dare la vita contro l’Isis, poi, sono ragazzi e ragazze come quelli deceduti nella giornata del 3 febbraio. Come i 12 militari della Brigata Baqir. Formazione, questa, nota per il fatto che distribuisce nelle loro zone di operazione aiuti umanitari alla popolazione civile, in una terra da troppi anni martoriata.

Giacomo Morini

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