Roma, 4 feb – Oggi il premier incaricato Mario Draghi inizierà le consultazioni con i partiti per capire se avrà una maggioranza nei due rami del Parlamento: non è ancora dato sapere se il suo sarà un governo tecnico-istituzionale o se avrà anche una componente politica. Quello che già invece appare certo, almeno secondo indiscrezioni, è che il premier dimissionario Giuseppe Conte non intende avere incarichi nel prossimo esecutivo.



Ieri Draghi ha accettato l’incarico con riserva

Ieri l’ex presidente della Bce ha accettato con riserva (come da prassi) l’incarico di formare un “governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica“, come precisato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “E’ un momento difficile” ha detto Draghi dopo l’incontro con il capo dello Stato. “La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione” ha aggiunto. Quattro le priorità indicate da Draghi: limitare la pandemia, condurre a termine il piano vaccinale, dare risposte ai problemi quotidiani dei cittadini e rilanciare il Paese.

Oggi pomeriggio il premier incaricato inizierà le consultazioni

Oggi pomeriggio Draghi inizierà le consultazioni. “Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare – ha chiarito ieri nel suo breve discorso al Quirinale -. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti ed i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e con essa la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del presidente della Repubblica”. A sentire i quirinalisti, Mattarella gli avrebbe consigliato di non prescindere dai partiti, di non tagliare fuori la politica con un governo solo tecnico. Anche perché i partiti coinvolti nell’esecutivo non possono non votare a favore in Aula.

La maggioranza in Parlamento non è proprio scontata

Ma la maggioranza in Parlamento non è così scontata. Il premier incaricato può contare sui voti di Pd, Italia Viva, Forza Italia e forse dell’astensione di Lega e FdI. Il nodo dirimente pertanto riguarda la posizione dei 5 Stelle, spaccati in due tra chi è pronto a sostenere anche Draghi pur di restare incollato alla poltrona e chi invece dice no al governo tecnico con l’auspicio di salvare un minimo la faccia per quando si tornerà al voto. Il M5S, che conta 92 senatori e in Parlamento è decisivo, e al momento rischia la scissione. Anche per questo Draghi ieri ha incontrato per quasi un’ora e mezza il premier uscente, “bandiera” dei 5 stelle governisti. Ma a quanto pare Conte non sarebbe disponibile a fare il ministro nel nuovo governo. A riferirlo sono proprio i 5 Stelle. Fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, non confermano né smentiscono l’indiscrezione. Non un buon segnale per Draghi.

Crimi pensa al voto su Rousseau

Quella del voto su Rousseau è una ipotesi da non trascurare. Ovviamente dico ipotesi perché dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo”, chiarisce il capo politico M5S Vito Crimi ai gruppi M5S. Una posizione già meno dura rispetto al “mai con Draghi” di ieri, ribadito poi dal garante e fondatore del Movimento Beppe Grillo.

Salvini: “Daremo nostro contributo a patto che si torni prima possibile al voto”

Nell’opposizione, oltre alla scontata Forza Italia, ad aprire è Matteo Salvini: “Se sarà Draghi a portare stabilità, noi daremo il nostro contributo. Con l’idea che la parola debba tornare prima possibile agli italiani“. In merito alla composizione dell’esecutivo, il leader della Lega fa presente però che “serve un governo politico, basta tecnici“. La leader di FdI Giorgia Meloni invece ha già deciso che resterà all’opposizione in ogni caso e anzi auspica che anche gli alleati del centrodestra alla fine optino per l’astensione.

Renzi: “Draghi il miglior premier possibile, ci farà uscire dalla crisi”

Inutile dire, infine, quanto Matteo Renzi gongoli all’idea del governo dell’ex numero uno della Bce, visto che la crisi che ha portato a questo scenario l’ha scatenata proprio il leader di Iv. “Penso che Draghi sia il miglior presidente del Consiglio per l’Italia, in particolare in questo momento. Draghi era presidente della Bce, è ammirato nel mondo. E’ la speranza del Paese”, afferma Renzi in una intervista alla Cnn. “L’Italia è un grande Paese ma ha bisogno di visione per uscire dalla crisi. Se si continuasse con la strategia del giorno per giorno – avverte il leader di Iv – non saremmo in grado di creare una via d’uscita dalla crisi”. Molti “non hanno capito perché aprire la crisi”, dicendo “non è adesso il momento”. “Ma io – insiste Renzi – penso che fosse proprio questo il momento, per trovare la via d’uscita dalla crisi: Draghi sarà in grado di farlo“.

Staremo a vedere. Certo è che il curriculum di Draghi non lascia ben sperare.

Adolfo Spezzaferro

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