Il Primato Nazionale mensile in edicola

Aleppo, 24 settembre – Sulla guerra in Siria ne abbiamo sentite di tutti i colori, dai ‘bravi ragazzi’ dei White Helmets che poi abbiamo scoperto apertamente schierati sul fronte dei ribelli anti-Assad, fino a voci di armi chimiche mai trovate ne verificate, come nell’Iraq di Saddam Hussein che per questi ‘errori’ subì pesanti bombardamenti e un invasione ancora oggi in atto. Oggi, ciò che per Usa, Turchia e alcuni governi europei sembrava essere finalmente la prova tanto ricercata per imputare ad Assad il presunto attacco a strutture ospedaliere nella zona di Idlib, si sta dimostrando l’ennesima fake news in protezione di un fronte, quello dei terroristi, che sta perdendo sempre maggior territorio nel nord-ovest della Siria, dove anche noi inviati de Il Primato Nazionale ci trovavamo affacciati proprio nel corso degli attacchi imputati dell’Occidente.



Come ieri ha dichiarato Vasily Nebenzya, il rappresentante della Russia presso le Nazioni Unite, la commissione che indaga su questi presunti attacchi aerei nella provincia occupata di Idlib, deve infatti tener conto delle prove fornite dalla Russia in merito alle reali condizioni delle strutture umanitarie. “Innanzitutto la commissione deve scoprire in che modo le Nazioni Unite partecipano al meccanismo di conflitto“, ha spiegato il rappresentante russo in merito alla decisione del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, di istituire una commissione per indagare su sospetti attacchi aerei contro le infrastrutture civili a Idlib. “Si è scoperto che molti dei rapporti dietro le accuse contro la Russia e la Siria sono falsi“, ha aggiunto Nebenzya. “Mosca riceve spesso informazioni imprecise dalle Nazioni Unite sulle strutture presenti nell’elenco e sulle presunte strutture colpite. Alla fine si scopre che tutte queste strutture sono sicure e sane e che sono rimaste intatte”.

Le prove russe

“Ora riceviamo regolarmente tali informazioni dal ministero della Difesa russo sull’inautenticità dei dati delle Nazioni Unite e troveremo il modo per farlo conoscere all’ONU e alle organizzazioni con cui collaboriamo direttamente nell’ambito del meccanismo di riduzione della tensione”, ha precisato Nebenzya. “Possiamo inoltrare queste prove alla commissione investigativa, che dovrà sicuramente tenerne conto nelle sue conclusioni.” Dieci stati membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Belgio, Gran Bretagna, Germania, Repubblica Dominicana, Indonesia, Kuwait, Perù, Polonia, Stati Uniti e Francia) hanno chiesto al Segretario generale delle Nazioni Unite di avviare un’indagine. La commissione si metterà al lavoro il prossimo 30 settembre. Vedremo quali altre prove riusciranno a fabbricare i giganti dai piedi di argilla che, a furor di fake news e propaganda anti-Assad, stanno perdendo la guerra delle verità contro il piccolo grande fronte sovranista siriano.

Andrea Bonazza

 



La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta