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Washington, 17 apr – Basta sanzioni, almeno per ora. Anche Trump l’ha capito e ha frenato sull’ipotesi di nuove sanzioni nei confronti di Mosca, facendo di fatto un dietrofront rispetto a quanto annunciato nei giorni scorsi. Le nuove misure che gli Usa avrebbero dovuto adottare nei confronti della Russia erano state anticipate dall’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley in un’intervista alla Abc.
Obiettivo americano era quello di colpire direttamente le società russe che hanno aiutato il governo siriano a realizzare e a dispiegare armi chimiche, fornendo anche attrezzature, tecnologie ed equipaggiamenti. Ma dopo gli ultimi eventi e la reazione del presidente russo Vladimir Putin, che ha annunciato delle contro-sanzioni verso gli Stati Uniti, limitando le importazioni dagli Usa di alcol, tabacco, generi alimentari e vari prodotti agricoli, Trump ha frenato e non ha per il momento dato l’autorizzazione a farle entrare in vigore.
Nel frattempo, sul fronte siriano, gli ispettori Opac sono stati autorizzati a entrare a Douma, per indagare sul presunto attacco chimico attribuito ad Assad senza averne prove concrete. Gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche erano arrivati in Siria alcuni giorni fa, ma finora era stato impedito loro di entrare a Douma, perchè Russia e Siria avevano dichiarato di non poter garantire loro la sicurezza necessaria.
Una motivazione ritenuta poco valida dagli Stati Uniti, che tramite il loro portavoce all’Opac hanno accusato Mosca di voler prendere tempo per manipolare le prove. Un’accusa totalmente respinta dalla Russia, che ha deciso di dare libero accesso a Douma da domani mattina agli ispettori, a cui verrà garantita la sicurezza e l’incolumità.
Quello su cui l’Opac dovrà indagare è se il 7 aprile scorso a Douma siano state usate armi chimiche, e in tal caso quali sostanze siano state usate, mediante campioni di terra e altre prove dove verranno effettuati test di laboratorio. Non è la prima volta che l’Opac visita la Siria. Lo ha fatto nel 2013 e nel 2014, e poi nel 2017, quando ispezionò per ben due volte il Centro di Barzah, colpito dall’attacco aereo americano di sabato scorso. Nell’ultimo report, datato 23 marzo 2018, venne evidenziato: “L’analisi dei campioni prelevati durante le ispezioni non hanno indicato la presenza di sostanze chimiche schedulate nei campioni e il Team d’ispezione non ha osservato alcuna attività incompatibile con gli obblighi derivanti dalla Convenzione durante la seconda ispezione presso le strutture di Barzah e Jamrayah”.
Anna Pedri

2 Commenti

  1. E’ chiaro che se gli ispettori dell’OPAC non troveranno niente è perche i russi hanno manipolato le prove..
    E’ tutto gia ‘scritto….

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