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Damasco, 19 apr – Sono sempre di più le voci sul campo che in Siria cercano di raccontare una verità diversa da quella preconfezionata della stampa mainstream occidentale. Sono le voci di chi vive sulla propria pelle gli orrori di una guerra che va avanti ormai da oltre sette anni e ha mietuto quasi mezzo milione di morti. Dopo il reportage di Robert Fisk sull’Indipendent, un altro testimone afferma che bisogna essere cauti nell’accusare il presidente Bashar al Assad di usare le armi chimiche.
Padre Bahjat Elia Karakach è un francescano della Custodia di Terra Santa, quell’istituzione fondata da San Francesco al tempo delle crociate per garantire la tutela dei luoghi santi in Medio Oriente. È parroco a Damasco, presso il convento dedicato alla conversione di San Paolo, uno dei luoghi più simbolici e importanti per il cristianesimo di tutto il mondo. In questi giorni la sua voce sta risuonando sulle chat di whatsapp mediante un audio in cui afferma che quella delle armi chimiche è una menzogna, alimentata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.
“Per chi mi chiede sull’uso di armi chimiche da parte del governo – dichiara il francescano con una voce ferma e in un italiano perfetto, che non lascia spazio a interpretazioni ambigue – vorrei ricordare che nel 2003 l’Iraq è stato attaccato dagli Stati Uniti e i suoi alleati con la pretesa di combattere un regime che aveva in dotazione le armi chimiche. È stata una menzogna”. E per aprire ancora di più gli occhi all’Occidente aggiunge: “Ogni volta che l’esercito governativo regolare riesce a riconquistare un’area che era stata presa dai ribelli terroristi, c’è questa messa in scena per convincere l’opinione mondiale che si sta combattendo un regime sanguinario”.
Parole dure, che se avessero la giusta enfasi sui media di casa nostra potrebbero indurre a una seria discussione e a una riflessione onesta e obiettiva sulla realtà siriana. Ma quella di padre Bahiat è solo l’ultima voce cristiana in difesa del governo di Assad che arriva a noi dalla Siria. Sono infatti molte le personalità religiose cristiane che non se la sentono di accettare la narrativa della guerra siriana così come l’Occidente sta facendo ormai da anni.
Lo ha affermato il vescovo caldeo di Aleppo e presidente di Caritas Siria, monsignor Antoine Audo, secondo cui gli attacchi con armi chimiche sono solo un pretesto per “continuare la guerra, alimentare il commercio di armi e compiacere l’Arabia Saudita”. E lo ha ribadito il Vicario apostolico di Aleppo dei Latini, monsignor Georges Abou Khazen, che a proposito del raido di Usa, Gran Bretagna e Francia ha detto: “Con questi missili hanno gettato la maschera. Prima era una guerra per procura. Ora a combattere sono gli attori principali. Sono sette anni, è iniziato l’ottavo, che si combatte sul suolo siriano e ora che gli attori minori sono stati sconfitti, in campo sono scesi i veri protagonisti del conflitto”.
Anna Pedri
 

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