Damasco, 15 ott – Le truppe del governo del presidente Assad sono arrivate a Manbij, nel nordest della Siria. La città è uno degli obiettivi dell’offensiva turca contro i curdi. L’Esercito arabo siriano è entrato in un gran numero di villaggi e città nei dintorni di Raqqa, nella città di al Tabqa e nei suoi sobborghi e ha preso il controllo dell’aeroporto militare di al Tabqa, secondo quanto riportato dall’agenzia governativa siriana Sana. Il generale curdo Ismet Sheikh Hasan ha riferito all’agenzia di stampa russa Rt che da questa notte le truppe di Assad e quelle russe possono entrare anche a Kobane (abbandonata dalle truppe Usa), per respingere l’assalto. Kobane è l’altro importante obiettivo strategico dell’aggressione turca.

Erdogan: “Andremo fino in fondo, le sanzioni non ci fermeranno”

Dal canto suo, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan sembra intenzionato a portare avanti la sua invasione del nordest della Siria. “Andremo fino in fondo. Siamo determinati. Finiremo quello che abbiamo iniziato“, ha detto Erdogan. “Con l’operazione fonte di pace, la Turchia ha intrapreso un passo vitale quanto l’operazione a Cipro del 1974, quando l’esercito di Ankara occupò la parte settentrionale dell’isola in risposta a un tentativo di golpe filo-greco”, ha detto il presidente turco. E agli Stati Uniti, Erdogan replica: “Nessuna minaccia di sanzioni ci fermerà, purtroppo siamo vittima di un doppio standard di trattamento applicato alla Turchia nella lotta al terrorismo”, ha dichiarato il presidente turco.

Erdogan alla Nato: “Con la Turchia o con i terroristi?”

“Ho parlato ieri con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il giorno prima con il premier britannico Boris Johnson. Nei nostri colloqui ho capito che c’è una seria disinformazione. Starete dalla parte del vostro alleato Nato, o dalla parte dei terroristi? Ovviamente loro non possono rispondermi a questa domanda retorica”. E’ questa la provocazione del presidente turco nei confronti dell’Europa. “Noi non combattiamo i curdi nella regione. Noi siamo lo stato. Loro sono i terroristi. Non può esserci una guerra con i terroristi, ma solo una lotta al terrorismo“, ha sostenuto Erdogan.

Trump: “Sanzioni contro tre ministri turchi. Immediato cessate il fuoco”

Il presidente Usa, Donald Trump, dopo aver permesso l’aggressione turca ai danni dei curdi in territorio siriano, ora decide di applicare sanzioni contro tre ministri di Ankara, reintroducendo dazi sull’acciaio turco. In un colloquio telefonico, Trump poi ha chiesto ad Erdogan “un immediato cessate il fuoco“. Inoltre il Presidente Usa ha deciso di inviare il suo vice, Mike Pence, ad Ankara per cercare una soluzione alla crisi con i vertici turchi. Trump ha avvertito Erdogan che “gli Usa non tollereranno oltre l’invasione turca della Siria“: “Chiediamo ad Ankara di fermarsi, di mettere fine alla violenza e di venire al tavolo dei negoziati”. Nel frattempo il presidente americano ha ordinato lo “stop immediato dei negoziati” in merito a “un accordo commerciale del valore di 100 miliardi di dollari con la Turchia” e “l’aumento dei dazi sull’acciaio fino al 50%, il livello precedente alla riduzione a maggio”. “Sono totalmente pronto a distruggere rapidamente l’economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva“, ha scritto su Twitter. Il capo del Pentagono, Mark Esper, invece, la prossima settimana sarà a Bruxelles per “fare pressioni sugli alleati Nato per adottare misure collettive e individuali, diplomatiche ed economiche, in risposta a queste oltraggiose azioni turche”.

Il leader dei senatori repubblicani: “Ritiro truppe Usa favorirà rinascita Isis”

La tardiva mobilitazione di Trump contro l’offensiva turca anti curdi non va bene neanche ai suoi più stretti alleati, come il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell. Il ritiro delle truppe Usa “creerà anche un più ampio vuoto di potere in Siria che sarà sfruttato da Iran e Russia” e “favorirà la rinascita dell’Isis“, ha avvertito McConnell. Trump ha comunque precisato che gli Usa “manterranno una minima presenza alla base Garrison ad Al Tanf, nel sud della Siria, per continuare a bloccare gli ultimi resti dell’Isis”. Questi militari, ha spiegato, saranno “ridistribuiti e resteranno nella regione per monitorare la situazione e impedire il ripetersi del 2014, quando la minaccia trascurata dell’Isis si è diffusa in Siria e Iraq”. Quanto ai curdi, il Presidente Usa taglia corto: “Chiunque voglia aiutare la Siria a proteggere i curdi va bene per me, che sia la Russia, la Cina o Napoleone Bonaparte. Spero che tutti facciano bene, noi siamo a 7.000 miglia di distanza”, scrive su Twitter.

Adolfo Spezzaferro

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