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Roma, 3 feb – Il noto speculatore George Soros è uno dei personaggi più discussi degli ultimi anni. Accusato da alcuni di essere il burattinaio che muove i fili del globalismo, idolatrato da altri come filantropo e difensore della «società aperta». Ma Soros, comunque la si pensi sul suo operato, è oggettivamente colui che nel 1992 si rese protagonista di due famigerate speculazioni finanziarie: una ai danni della sterlina inglese e un’altra contro la lira italiana. Eppure, il magnate statunitense di origini ungheresi non se ne pente affatto. In un’intervista-marchetta al Corriere della Sera, Soros ha infatti rivendicato la sua operazione.

Ode alle sardine

«Nessun rimpianto – ammette il magnate – ho semplicemente anticipato gli eventi. Perciò lo considero un mio successo. Ho sempre agito nel rispetto delle regole. Se non lo considerassi un comportamento appropriato, non lo difenderei mai. Ho sempre separato la mia attività sui mercati dalle mie critiche ai mercati, e sono stato molto aperto e chiaro nel chiedere cambiamenti». Ma non è finita qui. A pochi giorni dal lancio della traduzione italiana del suo libro Democrazia! Elogio della società aperta (Einaudi), Soros dichiara di nutrire ancora speranza nella lotta contro l’ascesa del populismo. A rafforzarlo in questo ottimismo c’è ad esempio «il fenomeno delle Sardine, un movimento dal basso, che ha davvero fatto arrabbiare… come si chiama? Ah sì, Salvini». Un’infatuazione, quella di Soros per le sardine, che era già emersa alla vigilia delle elezioni regionali. Il responso delle urne, si presume, avrà senz’altro soddisfatto il magnate: a risultare la più votata in Emilia Romagna è stata Elly Schlein, sardina e sorosiana di ferro.

Per Soros Facebook non può essere neutrale

In un contributo al New York Times, Soros ha inoltre colto l’occasione per attaccare Mark Zuckerberg. Il motivo? «Facebook è un editore, non un semplice moderatore neutrale o una “piattaforma”. L’approccio ragionevole impone che sia considerato responsabile dei contenuti che compaiono sul suo sito». Secondo Soros, infatti, «Facebook ha già aiutato una volta Trump a vincere le elezioni, e temo che questo accada anche nel 2020». Ma in che modo il popolare social network avrebbe aiutato l’attuale presidente degli Stati Uniti? Semplicemente accettando le sponsorizzazioni di «The Donald». Il punto è che, per Soros, Facebook non dovrebbe essere neutrale: «Facebook può pubblicare dichiarazioni deliberatamente fuorvianti o addirittura false da parte di candidati a cariche pubbliche e simili, e non si assume alcuna responsabilità in merito», si è lamentato lo speculatore. Ma chi è che decide se una dichiarazione è vera o falsa? Soros non lo dice, ma possiamo già immaginare la risposta. Del resto, la sua idea di «società aperta», fatta di censure e speculazioni finanziarie, è già abbastanza inquietante da sé.

Valerio Benedetti

5 Commenti

  1. Se questo maledetto viene in Italia, come spesso fa, lo si potrebbe trattenere in una caserma per accertamenti e informare l’interpol, qui di consentire estradizione alla nazione che lo ha condannato a morte al solo tocco del suolo nazionale. 2+2=5

  2. Soros vuol rifarsi la verginità “etica”… Indegno sfruttatore e speculatore sulle debolezze altrui… Senza Dio (anche il porco ha giustamente un Dio…).

  3. Solo questo:

    “…Usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane amante
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
    CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    carogne crapulano
    ospiti d’usura”.

    (Con Usura – E. Pound)

  4. Non dimentichiamo che Bonino è una delle puttane di Soros, pagata da lui profumatamente insieme al suo partito di corrotti