Roma, 13 mag – In Spagna si sta discutendo in questi giorni della possibilità di inserire per legge il congedo mestruale, ovvero tre giorni di permesso per malattia nel caso di forti dolori mestruali. Una proposta che fa in realtà parte di un più ampia riforma dell’attuale legislazione in materia di aborto.

La nuova legge sull’aborto

Il nuovo disegno di legge, che verrà dibattuto nel prossimo Consiglio dei ministri di martedì 17 maggio, si intitola Legge Organica per la Tutela dei Diritti Sessuali e Riproduttivi e la Garanzia dell’Interruzione Volontaria della Gravidanza ed è stato proposto da Irene Montero, ministro dell’Uguaglianza in quota Podemos.

Fulcro di questa modifica sarà la possibilità per i minori di 16 e di 17 anni di abortire senza il consenso dei genitori. Inoltre, la procedura abortiva sarà, per così dire, “alleggerita”, con l’eliminazione dell’obbligo di tre giorni di riflessione e dell’obbligo di ricevere informazioni sulle risorse e sugli aiuti disponibili in caso di proseguimento della gravidanza.

Cos’è il congedo il congedo mestruale

La legge non si limiterà a ciò, ma riserverà un ampio capitolo riguardante la salute mestruale. Ad esempio, la riforma garantirà il libero accesso ai prodotti igienici per le donne in situazioni di difficoltà economica e l’eliminazione totale dell’Iva. Nulla di particolarmente nuovo, insomma.

Il punto che ha fatto più più parlare di sé è, invece, quello relativo al congedo mestruale. Con questa nuova norma si prevedrà l’introduzione sotto controllo medico di un permesso retribuito di tre giorni durante il ciclo mestruale invalidante, che potrà essere esteso fino a cinque giorni.

Farsa o priorità?

La nuova legge dice poco o nulla sui diritti delle donne in termini di maternità e diritto alla gravidanza, anzi su questo punto i legislatori sembrano più preoccupati alla intersezionalità e alla non discriminazione, quindi ad un approccio gender fluid alla questione. Viene quindi da chiedersi se quello del congedo mestruale più che un nuovo diritto da dover riconoscere non sia in realtà fonte di nuove disparità. Una specie di privilegio o di regalia in nome del femminismo, al quale i colleghi maschi sarebbero esclusi.

Sicuramente più preoccupante il fatto che una norma simile potrebbe paradossalmente ritorcersi contro le stesse lavoratrici femminili, con i datori di lavoro che sarebbero meno incentivati ad assumere donne con il rischio di “perderle” tre giorni al mesi. Al di là di tutto questo, aspettiamo con ansia i cortocircuiti e gli isterismi del politicamente correttocome peraltro già accaduto – quando saranno uomini che si identificano come donne a richiedere il congedo mestruale.

Michele Iozzino

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1 commento

  1. Per “pareggiare”, basta che il “maschio” di turno denunci turbamento causante stato ansioso-depressivo durante il periodo mestruale della compagna di turno, se poi si tratta di menoragia… sotto a chi tocca per sentenziare senza saper giudicare. Oramai debolezze momentanee o patologie vere e proprie è meglio canonizzarle nel diritto piuttosto che cercare la verità, ovvero le cause sulle quali agire, denunciando e quindi contribuendo alla vera prevenzione. Cosa ce ne facciamo di una giustizia servilmente legata sempre più al contingente ?! Rattrappita nel modernismo che gira a vuoto… a perdere.

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