Il Primato Nazionale mensile in edicola

Kabul, 26 ago – Sale la tensione all’aeroporto di Kabul: spari contro un C130 dell’Aeronautica militare italiana che era appena decollato da Kabul con a bordo altri evacuati afghani. Nessuna conseguenza per fortuna per equipaggio e passeggeri. A quanto apprende l’Agi, il fuoco è stato aperto quando il velivolo aveva già staccato le ruote dalla pista dell’Hamid Karzai Airport, con i motori alla massima potenza per consentirne il decollo.



Spari contro C130 italiano in decollo da Kabul, la pilota schiva i colpi

Il pilota, un ufficiale donna dell’Aeronautica militare, è riuscita a mantenere il sangue freddo e ad essere rapida nell’effettuare una manovra di emergenza che ha messo in sicurezza il C130J in volo, allontanandolo dalla traiettoria dei proiettili, probabilmente di mitragliatrice pesante posizionata all’esterno dello scalo aereo o su un’altura vicina. A bordo giornalisti di quotidiani come La Stampa e Repubblica e 98 civili. Non è chiaro se a sparare sono stati i talebani.

E’ il primo attacco contro un aereo occidentale

Il C130J ha quindi proseguito sulla rotta prevista che l’ha portato alla base aerea di Al Salem, in Kuwait. Da lì poi le persone a bordo proseguiranno per l’Italia con KC767. In tutti questi giorni di evacuazione con ponte aereo italiano o di altre nazioni, l‘attacco contro il nostro aereo se confermato è il primo episodio del genere di cui si ha notizia. A testimonianza di una tensione sempre più marcata nell’area dello scalo, dove peraltro – secondo l’intelligence Usa – è imminente un attentato dell’Isis. Nei giorni scorsi sono circolate immagini dei C17 Globemaster americani che lanciavano i cosiddetti “flares”, piccoli razzi composti prevalentemente di magnesio, utilizzati per sviare eventuali attacchi. Segno che la situazione nell’aeroporto è sempre più a rischio.

Adolfo Spezzaferro

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. ci mancava la pilotessa tra soldati che non hanno avuto le palle per fare il lavoro per cui sono pagati:

    combattere.

    i talebani si sono fatti una passeggiata o’salute fino a Kabul senza aver dovuto nemmeno schivare un raudo.

    non serve dire altro.

Commenta