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soldatoRoma, 30 mar – Ha 19 anni, è di doppia nazionalità francese e israeliana e serve nell’esercito da due anni il soldato israeliano che qualche giorno fa ha sparato a un palestinese già ferito in terra, in quella che, ripresa da un video, è apparsa come una vera e propria esecuzione a sangue freddo. L’uomo frequenta una scuola nella città di Lod, a sud-est di Tel Aviv. È un infermiere appartenente alla brigata Kfir. I media lo chiamano semplicemente A., dato che in Israele le informazioni relative a inchieste sull’esercito sono centellinate, anche se sul web notizie sulla sua identità completa girano da giorni.

L’aggressore palestinese freddato da A., Abdel Fattah Al-Sharif, aveva tentato di pugnalare un soldato insieme a un altro uomo, quest’ultimo ucciso sul colpo. Abdel è stato invece ferito con diversi colpi di arma da fuoco e giaceva al suolo, in fin di vita. Sembra che il soldato autore dell’esecuzione sia arrivato sul fatto dopo il tentativo di accoltellamento. Secondo i testimoni, avrebbe detto che quell’uomo “meritava di morire” e avrebbe sparato. Chi ha visto il video integrale ha invece riferito che la frase pronunciata prima di sparare sarebbe stata: “Questo cane è ancora vivo”.

Gli avvocati di A. spiegano che il soldato temeva che l’uomo avesse una cintura esplosiva, ma verifiche su tale eventualità erano già state fatte e, in ogni caso, la procedura, in caso di attacco suicida, prevede di mantenere la distanza di sicurezza dal sospettato, non di freddarlo a distanza ravvicinata. Dopo essere stato arrestato, A. è comparso, ieri, davanti al tribunale di Kastina, dove diverse dozzine di persone si sono riunite per esprimere solidarietà al soldato. Su internet, la municipalità di Bet Shemesg ha pubblicato foto e nome del soldato, definendolo un “eroe nazionale”, chiamando i cittadini a manifestare in suo favore.

Giuliano Lebelli

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1 commento

  1. Di per sé il gesto anticamente era interpretato come atto di clemenza verso la moribonda vittima: ne abbreviava la sofferenza. Tuttavia in questo caso, viste le frasi che vengono riportate e considerando la cultura di queste canaglie, è lecito supporre che tale gesto risponda appieno all’idea che l’umanità si è fatta in millenni di storia: un popolo vile e codardo – così vanno considerati i “nostri fratelli maggiori” – non può che considerare “eroe” un soldato che compie un gesto simile. D’altronde ammazzano pure i bambini che giocano a pallone..

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