Roma, 13 apr – Una politica di proiezione di potenza deve attuarsi su scacchieri a geometria variabile: dalle forze convenzionali alla guerra economica, dalla deterrenza nucleare all’autonomia dual use in campo spaziale.

La Francia prima potenza spaziale europea

L’ambizione della Francia di diventare una grande potenza spaziale è attribuita al generale de Gaulle. Il programma iniziato nel 1959 si concluse il 26 novembre 1965 con il lancio di Astérix, il primo satellite francese.

La Francia divenne allora il terzo paese, dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, a raggiungere uno status di potenza miliare in ambito spaziale. Parigi comprese pienamente che lo spazio è un elemento costitutivo della deterrenza nucleare, il cui scopo è assicurare a qualsiasi potenziale aggressore di causargli il massimo danno. Proprio per questo la Francia ha in primo luogo sviluppato una forza d’attacco nucleare che le ha anche dato lo status di prima potenza spaziale europea. Ciò è stato ulteriormente accreditato dal successo della famiglia Ariane di missili europei, di cui è in gran parte responsabile (per ben due terzi degli investimenti) e quella del suo centro di lancio .

In secondo luogo, il fatto di disporre di satelliti di osservazione consente a una potenza nucleare di conoscere le capacità nucleari dei suoi vicini, in termini di numero e posizione dei siti. Ciò contribuisce a sostenere lo sforzo di deterrenza nucleare  rafforzando la sua capacità di reazione.

“Spazio strategico”

Ancora una volta l’equilibrio di potere in ambito nucleare è garantita da strumenti che consentono a tutti di sapere quali sono le capacità dell’altro ed evitare attacchi a sorpresa. In quello che viene chiamato lo “spazio strategico”, la Francia ha capacità potenti e autonome. I satelliti militari di osservazione Helios (dal 1995) e le Pleiadi (dal 2011) per l’osservazione e la ricognizione ottica lo illustrano.

Inoltre, nel quadro dello “spazio strategico” la Francia ha sviluppato il programma sperimentale SPIRALE con l’obiettivo di avere finalmente un sistema di allarme rapido che, oltre a fornire informazioni sull’attività balistica dei suoi vicini, rende possibile identificare gli aggressori e preparare l’intercettazione o anche la risposta appropriata.

Grazie agli investimenti e ad una politica lungimirante, la Francia è ora in grado di connettersi contemporaneamente a diversi teatri di operazioni e la legge di programmazione militare 2019-2025 prevede la messa in servizio dei primi due satelliti Syracuse 4.

Il futuro “elettromagnetico”

Nonostante i suoi notevoli sforzi nel campo dello spazio militare, la Francia rimane per sempre una potenza spaziale militare di medie dimensioni. Con il dispositivo CERES il cui lancio è previsto per la fine del 2020 Parigi potrebbe tuttavia entrare in una ristretta cerchia di paesi con la capacità di raccogliere informazioni di origine elettromagnetica. Tale strumento consentirà infatti di localizzare i sistemi antiaerei delle potenze nemiche e le attività radio delle sue unità combattenti.

Lo scopo di tutto ciò è ovviamente  l’autonomia  della Francia in materia di informazione, decisione e azione. Tuttavia, questo paese rimane una potenza spaziale “non cinetica”, il che significa che non ha – almeno in questa fase – capacità “aggressive”, come nel caso degli Stati Uniti o della Cina. La sua influenza può comunque essere importante di fronte alle sfide attuali poste dallo spazio militare proprio perché anche la Francia ha pienamente compreso che lo spazio deve essere concepito come un moltiplicatore di forza e che la propria sovranità militare  – anche nel contesto del dominio spaziale  – deve essere tutelata.

Giuseppe Gagliano

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