Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 30 set – Il progressivo declino del multilateralismo dovrebbe spingere il nostro paese e l’Europa a leggere la dinamica conflittuale delle relazioni internazionali ponendo l’enfasi sul ruolo della guerra economica e della guerra della informazione. La nuova realtà del mondo è semplice da prevedere: il confronto tra Stati Uniti e Cina costringe l’Europa ad affrontare uno scenario imprevisto. In un’ottica autenticamente realistica né gli Usa né la Cina hanno interesse a vedere l’emergere di un’Europa politicamente forte e autonoma nelle sue scelte geoeconomiche.
I centri decisionali di Washington hanno tutto l’interesse a rafforzare la loro presa sull’Unione Europea, obbligandoli a cedere sulle questioni di interesse strategico. La debolezza dei leaders europei li rende ancora più propensi ad accettare supinamente il consenso di Washington. Da parte loro, i leader cinesi cercano di sfruttare le tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea per conseguire un ampio margine di manovra. Al contrario, l’Europa è caratterizzata da un potenziale industriale e commerciale così elevato da essere in grado di competere con questi nuovi blocchi economici. La tendenza “collaborazionista” che prevale in molti circoli dominanti italiani ed europei è del tutto incapace di porre  l’Europa in un approccio che sottolinei le legittime aspirazioni di proiezione di potenza.
Gli Stati Uniti infatti combattono su diversi fronti. Il mondo della finanza serve da guida per continuare a dare il ritmo alla economia mondiale mentre la difesa di una certa idea di Europa serve loro per imporre una precisa dipendenza militare attraverso la NATO e per dettare le priorità strategiche (vedi il diktat sull’Iran). Affinché la nostra nazione, insieme all’Europa, possa affrancarsi da questa logica di subordinazione geopolitica e geoeconomica ritrovando la sua sovranità, siamo persuasi che l’Italia debba dotarsi di una istituzione formativa analoga (per metodologie e finalità) alla Scuola di guerra economica francese (che da vent’anni, sotto la guida di Christian Harbulot, educa le nuove generazioni a far fronte a questa nuova tipologia di guerra) in grado di preparare gli analisti ad affrontare ed ad anticipare queste nuove minacce. Proprio a questo scopo, il network Cestudec, da otto anni pubblica saggi e articoli che illustrano la natura della guerra economica e della guerra dell’informazione alla luce dell’approccio di Harbulot che riteniamo essere fecondo e adatto ad essere contestualizzato in Italia.
Giuseppe Gagliano

Commenta