Roma, 18 ott – Stop di Mosca ai rapporti diplomatici con l’Alleanza Atlantica.
“La Russia sospenderà, dal prossimo primo novembre, i rapporti diplomatici con Nato”. A renderlo noto è il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, citato dall’agenzia Tass. “Non ci sono più le condizioni di base per lavorare insieme”, ha aggiunto Lavrov. Significa che tra meno di due settimane i lavori della missione permanente di Mosca presso la Nato, nonché quelli dell’Alleanza Atlantica nella capitale russa, verranno interrotti.



Così la Russia rompe con la Nato

Lavrov spiega poi nel dettaglio la portata di questo strappo, più significativo di quanto si possa ritenere di primo acchito. “Il funzionamento dell’ufficio informazioni della Nato a Mosca, creato presso l’ambasciata del Regno del Belgio, sarà chiuso. Se la Nato ha delle domande urgenti, può contattare il nostro ambasciatore in Belgio”, precisa il ministro russo.

“Sospenderemo il lavoro della nostra missione ufficiale presso la Nato, compreso il lavoro della nostra rappresentanza militare dal 1 novembre, anche se potrebbero volerci alcuni giorni in più”, ha poi sottolineato Lavrov. Precisando infine che gli uffici della missione di collegamento diplomatico della Nato in Russia verranno tutti chiusi a tempo indeterminato. “Ai suoi dipendenti, “è revocato l’accredito dal 1 novembre”.

Ritorsione russa

Intanto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass, ha dichiarato che la decisione di Mosca “rende tutto più difficile”. Secondo Mass è una scelta “più che riprovevole”, perché non fa altro che prolungare “la difficile situazione in cui già ci troviamo”. E’ per questo “tutt’altro che di aiuto e pesa sui rapporti” tra Nato e Russia. Ma “la Germania rimane pronta al dialogo”, ha detto il ministro tedesco.

La decisione russa non è però un fulmine a ciel sereno. A prescindere dai rapporti tra Mosca e Washington – decisamente tesi da tempo – la rottura arriva dopo che la Nato ha revocato l’accreditamento di otto dipendenti della missione permanente russa a Bruxelles, accusandoli a inizio ottobre di spionaggio. La ritorsione russa era dunque nell’aria.

Eugenio Palazzini

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