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Washington, 5 nov – Strage di mormoni negli Stati Uniti, al confine con il Messico. Le vittime sarebbero nove, tra cui quattro bambini e due gemelli di appena sei mesi con le rispettive madri, cadute vittime di un’imboscata. Alla polizia accorsa sul luogo si è presentata una scena agghiacciante: i corpi erano crivellati di colpi d’arma da fuoco, alcuni sono stati arsi vivi. Gli investigatori ritengono che gli autori della strage siano da ricercare tra i cartelli della droga. Le vittime sono state sorprese dai propri carnefici mentre viaggiavano in automobile, in un convoglio formato da vari automezzi. I sopravvissuti sarebbero otto, cinque dei quali sarebbero rimasti gravemente feriti.

Orrore su orrore

Rancho de la Mora, al confine tra gli Stati di Chihuahua e Sonora, è il luogo del massacro: situato nei pressi della frontiera con gli Stati Uniti, è una zona calda per quanto riguarda la presenza di trafficanti di droga e pericolosi criminali. A perdere la vita sono stati cinque membri di una famiglia e quattro di un’altra. Orrore su orrore, secondo i media internazionali, alcune vittime sarebbero state violentate. Il gruppo, spiega il leader della comunità e cugino di una delle vittime Julian Lebaron, era in viaggio verso la frontiera americana per andare ad accogliere un parente all’aeroporto di Phoenix, negli Stati Uniti, quando alcuni criminali armati hanno teso l’imboscata. La comunità messa in ginocchio dalla tragedia discende da mormoni in fuga dagli Usa nel diciannovesimo secolo per sfuggire alla repressione della poligamia, praticata nella loro religione.

Dentro il primo automezzo del convoglio sono stati rinvenuti i corpi di una madre e dei suoi quattro figli, tutti crivellati di proiettili. Alcune ore dopo, a poca distanza, sono state ritrovate altre due vetture, con i cadaveri di altre due donne e due bambini. Si ha notizia di 5 o 6 bambini che sarebbero riusciti a fuggire e a tornare a casa. Altre sarebbero tuttora disperse, compresa una giovane scappata nel bosco per nascondersi. Una dichiarazione congiunta è stata rilasciata dalle autorità di Chihuahua e Sonora, nella quale si dichiara l’apertura di un’indagine e l’invio di ulteriori forze di sicurezza nell’area della strage. Il fratello di Julian Lebaron, Benjamin Lebaron, fondatore di un gruppo di lotta al crimine chiamato Sos Chihuahua, era stato assassinato nel 2009.

Cristina Gauri

 

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