Los Angeles, 30 apr – Voleva vendicare le stragi delle moschee di Christchurch, avvenute in Nuova Zelanda lo scorso marzo in cui persero la vita 40 fedeli di religione musulmana: così Mark Domingo, veterano di guerra convertitosi all’Islam, aveva architettato un piano terroristico nell’area losangelina. L’uomo aveva infatti intenzione di piazzare un ordigno esplosivo ad un raduno di suprematisti bianchi a Long Beach, poi cancellato, e per questo motivo aveva cercato di procurarsi una bomba di tipo artigianale. Un informatore avrebbe parlato con lui di progettare altri attacchi a sinagoghe, chiese e stazioni di polizia.

L’arresto

L’arresto del veterano è avvenuto dopo aver ricevuto, da un agente sotto copertura, un pacco contenente un finto ordigno, riempito di materiale inerte.  Particolare inquietante, nei giorni prima della data fissata per l’attentato Domingo aveva letteralmente fatto incetta di chiodi per rendere più letale la bomba, acquistandone centinaia, e li aveva consegnati a quello che doveva essere un suo complice: in realtà, si trattava di un altro agente undercover. “Questa indagine è riuscita a impedire una minaccia molto seria rappresentata da un soldato addestrato al combattimento che aveva ripetuto varie volte di voler causare il più grande numero di vittime possibili”, ha affermato il procuratore federale della California centrale Nick Hanna. “Abbiamo sventato un potenziale attentato terroristico”, ha confermato il dirigente dell’Fbi a Los Angeles Paul Delacourt.

Gli exploit su Facebook

Domingo aveva dichiarato al mondo la propria conversione all’Islam il 2 marzo, affidando il proprio pensiero ad uno status su Facebook. Aveva poi spiegato che “l’America ha bisogno di un’altra Las Vegas per farle gustare il terrore che diffonde allegramente in tutto il mondo”, alludendo alla sparatoria, avvenuta nell’ottobre del 2017, dove persero la vita 58 persone. Non molto furbo da parte sua, perché questo gli è valso subito l’attenzione degli inquirenti. Ma la frase che ha messo in allarme l’Fbi è stata quella scritta dopo gli attacchi alle moschee di Christchurch: “Devono esserci delle rappresaglie”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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