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mateenRoma, 15 giu – Chi rappresenta Omar Mateen, lo stragista di Orlando? Di quali categorie sociali, culturali, criminali, religiose, psicologiche è esponente emblematico? Di quali tendenze sociologiche è figura idealtipica? Sono domande cruciali perché, come sosteniamo da tempo, uno dei metodi principali di falsificazione della realtà da parte del giornalismo politicamente corretto è proprio quello basato sulla creazione di “modelli sociologici” a partire da casi di cronaca. Perché il sedicente fascista Angelo Izzo, quando uccide e violenta, è espressione di un’atavica cultura fascista, mentre l’ex partigiano Pietro Pacciani, quando uccide e violenta, è espressione di una turba tutta individuale?

Prendiamo il caso del killer che ha fatto strage al Pulse, appunto. Omar Mateen era molte cose: era musulmano, sia pur in una forma molto confusa e incoerente, era probabilmente “omofobo”, almeno a giudicare dalla scelta del suo obiettivo, ma, da quanto sta emergendo, era anche gay, oltre a essere, per esempio, figlio di immigrati. Alcune di queste qualifiche, però, “fanno sociologia”, altre no. Mateen non rappresenta tutti i musulmani, si dice, ed è vero, anche se astrarre questi crimini da una dimensione anche islamica è un’operazione decisamente discutibile. Ma si pretende che Mateen rappresenti tutti gli “omofobi”. Non rappresenta tutti i figli di immigrati, men che meno si ritiene che rappresenti tutti i gay, ma rappresenterebbe tutti i possessori di armi.

È evidente che siamo in presenza di un meccanismo ideologico, un filtro messo sulla realtà che lascia passare alcune cose e ne trattiene altre, il tutto in base a criteri di selezione eminentemente politici. Gli stessi commentatori che sono pronti a vedere un ponte che parte dall’ultimo elettore di Salvini e arriva fino a Breivik, non ammetterebbero mai che Mateen possa aver maturato le sue ossessioni nel contesto di alienazione e sradicamento di chi si ritrova a essere immigrato di seconda generazione, per esempio.

Allo stesso modo, la risposta a stragi come quella di Orlando, quale deve essere? Qualcuno, in tv, rilanciava “l’aggravante di omofobia”, una mostruosità giuridica che non c’entra niente con Orlando, che si applicherebbe a migliaia di chilometri di distanza, in un altro ordinamento, e che non sarebbe comunque un deterrente per atti criminosi di tale portata. E allora è ovvio che il dibattito è tutto falsato, strumentale, incoerente. Quelli che tirano i fili di queste chiacchiere vorrebbero essere buoni, ma alla fin fine sono solo sciacalli.

Adriano Scianca

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9 Commenti

  1. Certo che c’entra anche lo sradicamento! Non a caso gli stati uniti, emblema del melting pot e patria di tutti gli sradicati che vanno lì a “cercar fortuna” (materiale e basta, ovviamente perché di più l’america non ti può dare..), è anche il paese dove si compiono stragi.
    Resto dell’avviso che quello che passa per la mente di un uomo che compie una cosa del genere è difficilmente analizzabile rispetto, ad esempio, alle guerre o a tutto ciò che ha a che fare con la politica.
    Tuttavia i media ci propinano di continuo casi di cronaca e ci nascondono fatti politici. Obiettivo dichiarato: suggestionare, agire sulle emozioni ed evitare a tutti i costi l’uso dell’intelletto. Simbolicamente parlando: privilegiare l’aspetto femminile dell’essere umano.
    Per me l’accostamento a Breivick era dettato giustappunto dalla volontà di evitare qualsiasi categorizzazione sociale. Non è l’origine dell’attentatore che può fare la differenza ma la causa finale del suo agire.

  2. Chiedersi chi o cosa “rappresentasse” Mateen a mio avviso è fuorviante. Lasciamo che certe domande e certe risposte se le diano i marxisti e i progressisti, campioni di schematismo intellettuale e morale e cacciatori alibi psico-sociali. La questione piuttosto è: come ci si può difendere dagli sparatori solitari? La risposta è: sparandogli. Armate le vittime potenziali e smettetela di fare propaganda pacificsta e disarmista. Smettetela di femminilizzare i giovani maschi castrandoli mentalmente: i bulli, a scuola, si combattono menandoli, non rendendo docili i forti. Allo stesso modo, la società non deve porsi il problema di chi siano i criminali – i criminali sono criminali – ma di come eliminarli.

  3. rispondo a Martino : io sono per il giusto mezzo . In usa puoi comprarti un sacco di armi pericolose in tutta tranquillità e questo non mi pare giusto . Capisco che è una nazione fondata sulle armi e sulla guerra , e che i cittadini conservatori siano vieppiu preoccupati che sia in atto un piano del Governo federale di limitare sempre di più le loro libertà , ma potersi comprare armi da battaglia al supermercato mi sembra un tantino pericoloso .
    Il signor Mateen aveva il porto d’armi nonostante avesse manifestato segni di squilibrio e fosse stato interrogato dal Fbi piu di una volta . Insomma , troppo lassismo in questo caso . Comunque nessuno vieta a un club come il pulse di avere una sicurezza armata , che mi sembra una buona soluzione in casi come questo.

    • Il giusto mezzo è sempre una buona soluzione. Ma io sono, ahimè, un estremista, tendo a vedere solo gli estremi e alla fine ne scelgo uno: quello più a destra. Come dicono i negri americani, respect! 😀

      • Vorrei ed esigo una spiegazione dalla redazione in merito all’ apparizione di un post a mio nome che non ho neppure pensato. Tra l’altro l’espressione “negri americani” la uso abitualmente e non ci trovo nulla di deplorevole.
        L’unica cosa che credo di capire è che le parole attribuitemi, seppure stringatissime,mi cuciano addosso l’immaginetta del politicamente corretto chic in forma verbale che è quanto di più lontano dalla mia persona.
        Se poi c’è qualche relazione con ciò che ho scritto qualche giorno prima e che potrebbe non essere stato pienamente gradito non so.
        Attendo comunque spiegazioni in merito.

  4. Comunque se uno ha cattive intenzioni, stai pur certo che il colpo lo mette a segno. Poi vada come vada, ma intanto il danno l’ha fatto.
    Ma cosa ci si può aspettare da una cultura violenta e superficiale?

  5. Solo una piccola osservazione
    Purtroppo Angelo Izzo può essere, che ci piaccia o meno, ascritto al neofascismo ed esserne ,anche agli occhi dell’opinione pubblica meno prevenuta,
    una forma di idealtipo e del tipo più truce.
    Semplicemente perchè lo rivendica costantemente in tutte le sue interviste, pare essere l’unica casa di cui essere orgoglioso. Ci tiene davvero tanto a presentarsi come un rivoluzionario (!) fascista, mentre è semplicemente un criminale e dei più miserabili.
    Ancora purtroppo, durante la sua carcerazione è stato accolto nella comunità neofascista ed a pieno titolo, quasi ufficializzando la sua appartenenza a quel mondo.
    Come poteva essere evitato tutto questo? Facendogli il vuoto intorno.
    Pacciani invece del suo passato remoto non ne ha fatto una bandiera con cui pavoneggiarsi e rendersi più folcloristico agli occhi dell’opinione pubblica.
    Tutto qui

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