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Roma, 24 gen – Se esiste una nazione che, meglio di tutte, esemplifica il fallimento delle politiche in salsa progressista sull’immigrazione, la Svezia la è senza dubbio. Per molti anni i governi di centrosinistra hanno spalancato le frontiere a centinaia di migliaia di rifugiati prevalentemente musulmani provenienti dal medio oriente e dall’Africa. Il risultato è stato un aumento enorme nel numero di stupri perpetrati da questi nuovi ospiti e scontri tra bande rivali anche a suon di bombe. Senza contare che interi quartieri sono diventati zone franche in cui i cittadini svedesi non possono nemmeno pensare di poter entrare.



A poco è servito che il governo negasse il legame tra immigrazione in Svezia e aumento della criminalità, arrivando a vietare la divulgazione dell’etnia di coloro che commettono reati. E’ ormai chiaro a tutti che il nesso esiste: negare l’evidenza, anche per i partiti della sinistra, diventa sempre più difficile.

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La (minima) stretta della Svezia sull’immigrazione

Così, dopo anni di lassismo, l’attuale governo (guidato dal Partito socialdemocratico) sembra essersi svegliato. Sono allo studio misure che prevedono che ogni immigrato che voglia diventare cittadino svedese debba dimostrare almeno una buona conoscenza della lingua. Guai però a parlare di cambio di rotta sul tema dell’immigrazione da parte della Svezia. La ragione di questa (minima) stretta è in verità da ricondursi ad un mero calcolo politico.

Negli ultimi anni, infatti, sempre più consensi raccoglie il partito anti-immigrati (ed euroscettico) dei Democratici svedesi. Dopo aver raggiunto il 18% alle elezioni del 2018, arrivando terzo, stando ai sondaggi oggi si colloca oltre il 20% delle preferenze, con la seria possibilità di agguantare la seconda piazza in occasione della prossima chiamata alle urne.

Nonostante la campagna di denigrazione, il partito continua a crescere e a rubare voti ai socialdemocratici. Potendo contare sull’appoggio della classe lavoratrice che in passato ha votato a sinistra ma adesso si sente tradito dalla stessa. Logico pensare che la “stretta” della Svezia sull’immigrazione sia quindi solo un disperato tentativo da parte dell’attuale maggioranza di frenare l’emorragia di voti.

Giuseppe De Santis

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