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“Cambiate il nome ‘Svezia’ in ‘Meticcioland'”. La proposta di una bambina al premier svedese

by Cristina Gauri
8 comments
svezia immigrazione

Stoccolma, 19 lug – Se c’è ancora speranza per il futuro dei popoli europei, questa ci arriverà con fatica dalle regioni scandinave, dove ormai il capillare indottrinamento etnomasochista – operato da media, istituzioni, insegnamento scolastico – sta riuscendo perfettamente nell’intento di riprogrammare le menti dei giovanissimi, rimodellandole sui principi del white guilt e dell’ecologismo-cavallo di Troia del progressismo alla Greta Thunberg. (A proposito, che fine ha fatto dopo le elezioni europee?)

E così pochi giorni fa il giornale Friatider riporta la notizia di una ragazzina di dieci anni, Wilma, che avrebbe scritto al Primo ministro svedese Stefan Löfven chiedendogli di cambiare il nome del Paese da “Svezia” a “Blandland”. Tradotto in inglese come “Mixland“, nel nostro idioma il senso suonerebbe più o meno così: “Meticcioland“. Wilma nella sua missiva spiega che “proveniamo tutti da Paesi diversi”, e che (reggetevi forte) gli stranieri in Svezia sono “discriminati”, un cambio di questo tipo dimostrerebbe una maggiore inclusività. E certo. Quindi la storia viene riscritta, i confini abbattuti, le carte dei generi rimescolate…effettivamente mancava rinominare le nazioni.

Il giornale riporta che il premier, in forza ai socialdemocratici, ha deciso di rispondere alla missiva della piccola talebana, definendo la proposta “piena di inventiva, e l’idea, di base, è accattivante“. Insomma, quasi quasi ci si fa un pensierino. Ma Löfven si è anche affrettato a dichiarare sui media nazionali che non è previsto alcun cambio di nome perché “il nome della Svezia è un’eredità storica nella nazione”. E di quest’ultima dichiarazione sì che siamo rimasti stupiti. Alla piccola Wilma, invece, non rimane altro che aspettare la chiamata dell’Onu e del comitato per il premio Nobel.

Cristina Gauri

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8 comments

SergioM 19 Luglio 2019 - 1:15

Due ceffoni e a letto senza cena , TV, social del c…. (ai miei tempi bastavano i 2 ceffoni …)
Da quando i grandi danno retta alle cazzate che dicono i bambini ?
Noi potevamo solo rispondere , se interrogati , mio padre a mio nonno dava del Voi anche a 50 anni !

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Uomo Qualunque 19 Luglio 2019 - 3:29

Peccato che i tuoi genitori non ti abbiano mai insegnato ad esprimerti come una persona educata.

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Fabrizio 19 Luglio 2019 - 1:33

Come fa di cognome?…..Rackete?

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geppo 19 Luglio 2019 - 2:08

Oh caspita, leggendo il titolo davo per scontato fosse una provocazione. Invece no, dice sul serio.
Enhärjarna som president!

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Bracco 19 Luglio 2019 - 3:10

Come provocazione non è male.
E’ la conferma del detto che dice che la verità la dicano solo i bambini e i pazzi.
D’altronde se continuano con questa tendenza i svedesi del futuro saranno imparentati con i Vichinghi solamente tramite Adamo ed Eva.

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Bracco 21 Luglio 2019 - 10:03

*gli

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SergioM 19 Luglio 2019 - 8:55

Egregio Uomo Qualunque , ignoro se lei si riferisca al mio commento , visto che , al contrario delle mie abitudini lei non cita riferimenti ; nel caso le faccio presente ( non uso il Tu come fa lei …)
che ho riletto il mio commento e non ravviso volgarità , il vocabolo cazzo , di uso militare , “vada a bordo cazzo !”
è stato definito da Zavattini (scrittore a lei ignoto) ,come rafforzativo di un concetto ,correvano gli anni 70 , o lei è un giovane o un vecchio rincoglionito di sx , matematicamente invertendo l’ordine …..
prima di dare del maleducato a chicchessia
impari a leggere e si documenti .
Il suo nikname poi riporta ad un serio partito di dx degli anni 60 che voleva liberarci dai cattocomunisti. ….e una domanda , ma lei da SERIAMENTE retta a quello che dice un bambino ????
ma dai !
lei è solo un servo della turbofinanza , spero almeno ci guadagni …..

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Cesare 19 Luglio 2019 - 11:36

La Svezia oramai è meticcioland ; spesso dalle parole dei bambini esce la verità, anche se amara e
indottrinata dal politically correct fatto dai poteri occulti transnazionali e dai lavaggi continui del cervello alle popolazioni autoctone barricate in casa aguardare la tv

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