Roma, 8 mag – Sono passati quasi due anni da quando la Banca mondiale ha dichiarato che la Tanzania è un Paese a medio reddito e i motivi dietro a questo importante traguardo sono tanti. Il governo di Dodoma non solo ha puntato molto sull’agricoltura e sul settore minerario, ma ha anche cercato di trarre vantaggio dalla sua posizione geografica permettendo alle nazioni confinanti che non hanno accesso al mare di usare le sue strade e le sue ferrovie per esportare i loro prodotti e le loro materie prime.

Tanzania, una nazione in continua crescita grazie agli investimenti nelle infrastrutture

Negli anni scorsi, sia la Banca africana di sviluppo che la Banca Mondiale hanno concesso alla Tanzania diversi prestiti che sono poi stati utilizzati per finanziare investimenti in strade e ferrovie che, una volta ultimate, permetteranno di ridurre i costi e i tempi di trasporto e agevoleranno il piano del governo di fare di questa nazione un’importante area commerciale dell’Africa orientale.

Al momento in Tanzania ci sono 85mila chilometri di strade e di questi 35mila chilometri sono gestiti dalla società stradale del governo, un dato importante se si pensa che quasi tutti i trasporti avvengono su gomma. Gli investimenti nella rete stradale però, per quanto importanti, non sono gli unici intrapresi dalle autorità governative. Se a Dar es Salaam è stata creata una rete rapida di trasporto che permette agli autobus di risparmiare sui tempi di trasporto aggirando il traffico di questa grande e congestionata città, altri risorse notevoli sono state impiegate per lo sviluppo degli aeroporti.

Degno di nota è il caso del Julius Nyerere International Airport, che porterà il numero di passeggeri annui da 5 a 8 milioni. Altri investimenti sono previsti nel settore ferroviario con la costruzione di una ferrovia che collegherà la Tanzania con il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo e ridurrà i costi di trasporto delle merci del 40%.

Giuseppe De Santis

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