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india pakistanNuova Delhi, 22 set – Il Kashmir è una regione dell’Asia centrale suddivisa tra Cina, India e Pakistan la cui questione sulla sovranità è da sempre fonte di attrito soprattutto tra i governi di Nuova Delhi e Islamabad: l’intervento della Nazioni Unite nel 1949, che attribuì 2/3 del territorio conteso all’India ed il restante al Pakistan, non ha affatto sopito i dissidi che sono sfociati in almeno due conflitti aperti di maggiore entità nel 1965 e nel 1971. 

Oggi il Primo Ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, parlando all’Assemblea Generale dell’Onu a New York ha accusato l’India di “Un rafforzamento armato senza precedenti” e che Islamabad “Prenderà tutte le misure necessarie per mantenere una deterrenza credibile”. Le parole del Premier Sharif suonano come una minaccia verso le misure che Nuova Delhi sta prendendo dopo l’assalto, che ha provocato la morte di 18 soldati, ad una caserma dell’Esercito Indiano nella città di Uri, non lontano dalla linea di demarcazione che separa il Kashmir indiano da quello pakistano, la scorsa domenica. I 4 assalitori, armati di fucili d’assalto e granate, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza indiane, ma l’attacco non è stato ancora rivendicato; il ministro degli Affari Interni indiano Rajnath Singh però non ha esitato a definire il Pakistan uno “Stato terrorista” indicandolo così come il vero mandante della strage. L’attentato di Uri è il peggiore che sia mai avvenuto nel Kashmir negli ultimi 20 anni ed è un pessimo indicatore dell’aumento della tensione tra i due Paesi, mai del tutto riappacificati nonostante i trattati, che si sono dotati negli ultimi 40 anni di un arsenale nucleare tattico di tutto rispetto: si stima che entrambi i paesi dispongano di circa un centinaio di testate atomiche.

Paolo Mauri

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