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yemenSan’a’, 19 gen – Scontri incessanti da stamani a Sana’a’, capitale dello Yemen, vicino al palazzo presidenziale, tra forze governative e milizie sciite Houti. Per il ministro dell’Informazione Nadia Sakkaf “il paese è a un passo dal golpe”. I ribelli hanno occupato la sede dell’agenzia di stampa “Saba” e la televisione di Stato. Nonostante l’appello al cessate il fuoco da parte del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, si stanno verificando continue esplosioni soprattutto nel quartiere Faj Attan. Al momento non sono chiare le cause che hanno scatenato la rivolta armata. Il governo accusa le forze sciite che a loro volta sostengono di aver reagito a violenze dei governativi nei confronti della popolazione. La tensione è alle stelle e secondo la CNN gli Usa sono pronti ad evacuare l’ambasciata americana, considerata secondo i funzionari statunitensi a rischio attacchi da parte degli insorti.

Nel fine settimana è stato rapito il capo di gabinetto del presidente yemenita e alcune persone hanno aperto il fuoco contro l’auto del premier Khaled Bahah al termine di un incontro tra il rappresentante degli sciiti Saleh al-Samad e il presidente Hadi. Fonti governative hanno parlato di un vero e proprio agguato finalizzato ad uccidere il primo ministro.

E’ certo però che lo Yemen, da tempo praticamente privo di un vero e proprio esercito, in questo momento è al centro di un gioco di potere che va oltre i confini nazionali. Lo stesso giorno dell’attentato a Charlie Hebdo, rivendicato poi dalla centrale yemenita di al Qaeda, un kamikaze a bordo di un minibus carico di esplosivo si è fatto saltare in aria vicino ad una stazione di polizia a Sana’a’, provocando 40 morti e altrettanti feriti. Il deposto, nel 2012, presidente Saleh parlava della sua nazione come di un arsenale a cielo aperto: “23 milioni di abitanti e 23 milioni di fucili, questo è lo Yemen”. Eppure lo stesso ex presidente si è più volte servito di fondamentalisti islamici sunniti per reprimere le rivolte sciite Houti.

Adesso lo Yemen, continua meta di turismo nonostante i ripetuti rapimenti, può subire un cambiamento radicale. Se in meglio non è dato saperlo, di certo però non lascerà indifferenti i principali attori del mondo arabo, in particolare la confinante Arabia Saudita.

Eugenio Palazzini

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