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amatocraxiRoma, 20 gen – In queste ore, torna prepotentemente in auge il nome di Giuliano Amato quale possibile prossimo Presidente della Repubblica. Gradito a Berlusconi e almeno sulla carta non sgradito a Renzi, ieri sera dopo l’incontro a sorpresa tra il Cavaliere e Alfano è stato, insieme a Casini, uno dei due nomi che hanno suggellato l’accordo tra Forza Italia e Ncd sulla rosa di nomi sui quali puntare per il Quirinale.

L’obiettivo del nuovo temporaneo matrimonio d’interesse sarebbe quella di presentare sul tavolo di Renzi una o due candidature unitarie, per impedire che il presidente del Consiglio riesca a piazzare un uomo a lui vicino o qualcuno che possa danneggiare gli interessi dei due ex alleati di centrodestra.

Uomo per tutte le stagioni e per tutte le repubbliche, fedelissimo di Craxi ma uno dei primi a defilarsi dopo le inchieste giudiziarie che posero fine alla sua fortuna politica (a questo proposito la figlia Stefania ha polemicamente dichiarato un anno fa “Se mio padre era il capo dei ladroni, Amato allora era il vice-capo”) Amato fu abile a trarre, come un uccello necrofago, proprio da quelle vicende nuova linfa per la sua carriera politica.

Fu in particolare la tempestiva presa di distanze dal vecchio amico infatti a proiettarlo il 28 Giugno 1992, a inchiesta in corso, alla presidenza del Consiglio, che lasciò un anno dopo per tornare nel 2000 in un altro momento di crisi della politica italiana.

Ma fu proprio durante il primo mandato a capo del governo, nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992, che dopo un decreto “emergenziale” venne compiuto in tutta fretta e – letteralmente – complice l’oscurità, il prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani: un 6 per mille ecumenicamente sottratto a tutti i contribuenti senza distinzione di condizione sociale ed economica e presentato ovviamente come misura necessaria per salvare il paese dal baratro.

I conti correnti tuttavia non bastavano, e allora il “Dottor Sottile” si occupò anche delle nostre case: a lui anche il merito dell’introduzione dell’Ici, dalla quale furono esentati gli immobili della Chiesa e delle fondazioni bancarie – considerati enti senza scopo di lucro, pur avendo un patrimonio complessivo stimato di 50 milioni di euro – ma che non risparmiò invece le prime case dei cittadini.

Dunque, in queste ore il suo nome conquista di nuovo le luci della ribalta come uno dei favoriti alla successione di Napolitano: l’uomo che ci ha resi più poveri ma ha reso se stesso molto più ricco, arrivando a percepire la somma di 31mila euro al mese (22 di pensione Inpdap e 9 di vitalizio da parlamentare) potrebbe raggiungere ora il colle romano più ambito. E un nuovo stipendio.

Cristiano Coccanari

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