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Terremoto diplomatico a Kabul

by La Redazione
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Hamid-KarzaiLe elezioni parlamentari afghane sono alle porte, il destino dell’Afghanistan è un interrogativo che preoccupa l’ormai fragile equilibrio dell’Asia centrale. Oltre all’appuntamento elettorale, l’anno prossimo prevederà infatti il completamento del ritiro delle truppe Nato dal territorio afghano. Ma anche questa notizia, diffusa ormai da tempo dagli organi ufficiali internazionali, ieri è divenuta dubbia.

Il motivo di tale scossa diplomatica, secondo le dichiarazioni del portavoce del presidente Hamid Karzai, Aimal Faizi, è da ricercare nelle pretese statunitensi riguardo le operazioni strategico militari post ritiro: gli Stati Uniti vorrebbero arrogarsi libertà di movimento militare tramite la proroga per l’effettuazione di raid notturni e perquisizioni in territorio afghano. Questo è inaccettabile per il governo, che di conseguenza ha visto l’accordo in merito tra Washington e Kabul vacillare inesorabilmente. Anche altri piani statunitensi, quali il mantenimento di circa 10 mila unità oltre la fine del 2014 e di determinate basi considerate di importanza cruciale per la sicurezza del paese in ottica americana, vengono osteggiati dal governo di Kabul. Le domande sono ormai molteplici alla luce dei terremoti diplomatici di ieri: i 57 mila soldati ancora presenti in Afghanistan si ritireranno entro la fine dell’anno prossimo? Il governo Karzai prenderà la strada del compromesso lasciando le decisioni forti a un clima post elettorale o si opporrà all’ennesima dimostrazione di forza del presidente Usa premio Nobel per la pace? Per ora il governo pare aver scelto la direzione univoca del non compromesso nei confronti delle richieste strategiche Usa. Il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel definisce l’accordo BSA (bilateral security agreement) “d’importanza critica” e spera in una soluzione della crisi diplomatica entro la fine di ottobre.

Intanto, mentre Lor Signori discutono a colpi di dichiarazioni, nelle città afghane cresce nuovamente il numero degli attentati di matrice taliban-pakistana, la paura di una nuova guerra civile a ridosso delle elezioni e il terrore per  una probabile rinuncia alla propria sovranità nazionale.

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