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Roma, 20 ott – Il quotidiano norvegese Klassekampen non appartiene certo a quel tipo di stampa puntualmente denigrata per il solo fatto di essere “di destra”: fin dalla sua fondazione, infatti, il giornale si richiama all’ala più radicale della sinistra marxista, eppure anche tra le sue pagine ci si trova ad ammettere che il movimento MeToo è ormai diventato un pericoloso boomerang dagli effetti inaspettati.
Un sondaggio condotto dal quotidiano ha infatti rivelato che circa il 60% degli uomini norvegesi temono di essere accusati ingiustamente di molestie sessuali, da quando il vento della nota campagna femminista contro le molestie sessuali spira violento sui media e nei tribunali (spesso più virtuali che reali). “Recentemente ho preso parte a un corso di aggiornamento dove gli uomini hanno ammesso di chiedere con sempre timore il permesso per abbracciare le colleghe e di cercare in tutti i modi di evitare di rimanere da soli con loro”: a parlare è Christian Andersen, caporedattore di un altro giornale norvegese. E il timore di due norvegesi su tre di essere sottoposti a false accuse è solo la punta dell’iceberg nell’elenco dei “danni collaterali” di MeToo: sappiamo come è andata in Italia per il regista Brizzi, messo alla gogna senza una prova dalla trasmissione Le Iene, ma ci sono altri esempi che hanno avuto ripercussioni ancora più tragiche.
Il direttore di un importante centro per le arti e la cultura della vicina Svezia, Benny Fredriksson, si è suicidato dopo essere stato accusato dai media del proprio Paese di comportarsi come un “dittatore capriccioso” dalla pessima condotta sessuale nei confronti delle sue dipendenti. Le successive indagini non hanno mai potuto provare nessuna delle infamanti accuse rivolte all’uomo, che non ha retto la pressione e si è ucciso mentre era in viaggio con la moglie, il mezzosoprano Anne Sophie Von Otter. Dopo la morte del marito, la donna ha accusato senza mezzi termini i giornali di aver adoperato “toni pornografici” nelle accuse pubblicate (e mai provate), e ha affermato di ritenere MeToo colpevole di impedire ogni pensiero critico indipendente sui media.
Ma non sono tutti famosi gli uomini che restano schiacciati dalla macchina del fango: Jay Cheshire, ad esempio, era un ragazzino inglese di appena 17 anni. Un giovane sensibile e vulnerabile che non ha retto allo stress e all’angoscia derivanti da una denuncia per stupro, nonostante le accuse a suo carico fossero state ritirate due settimane dopo essere state presentate: si è impiccato dopo aver lasciato un biglietto dove proclamava la propria innocenza. Sua madre Karin è stata al suo fianco nel letto d’ospedale dove ha dovuto prendere la decisione più difficile: staccare le macchine che lo tenevano in vita grazie ad un respiratore artificiale. Non è passato nemmeno un anno dal terribile lutto quando anche lei lo ha raggiunto: troppo insopportabile lo strazio di vivere senza il proprio figlio, ha lasciato scritto prima di impiccarsi a sua volta.
Alice Battaglia

4 Commenti

  1. Allle oligarchie serve mettere il popolo uno contro l’altro al fine di canalizzare il conflitto altrove.Per la dittatura finanziaria non c’è niente di meglio che creare lo scontro tra maschi e femmine.Cio’ gli serve anche per distruggere la famiglia, base della società e luogo dove si uniscono le diverse qualità dei 2 sessi e si formano pensieri indipendenti dal potere costituito.Anche la promozione della pornografia serve sa promuovere l’isolamento tra i 2 sessi per avere individui, che anche grazie alla promozione della sodomia, siano isolati e senza una chiara identità sessuale cosi’ da essere facilmente strumentalizzabili e schiavizzabili.

    • Il tuo commento è vergognoso e ingiusto. Se ne deduce che i deboli farebbero meglio a suicidarsi! E come se non bastasse pare che tu per “deboli” intenda solo gli uomini. Quindi è un commento anche sessista. Da rabbrividire. Come tu abbia potuto partorirlo, per me, resta un mistero. Ricorda tanto una certa ideologia tedesca..

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