Colombo, 21 apr – Strage di cristiani in Sri Lanka. Il terrorismo ha colpito l’antica “isola splendente” di Ceylon, causando almeno 138 morti e 402 feriti, molti dei quali in gravi condizioni secondo quanto riferito dai media locali e indiani. Un drammatico bilancio, ancora purtroppo parziale. Nella domenica di Pasqua sei bombe sono esplose simultaneamente in tre chiese e in altrettanti alberghi, che ospitavano molti turisti (9 di questi sarebbero morti). Stando a quanto riferito dalle autorità cingalesi due delle esplosioni avvenute nelle chiese sono state provocate da attentatori suicidi.

Tra gli edifici colpiti vi sono la chiesa di Sant’Antonio e tre alberghi della capitale Colombo, mentre le altre due strutture religiose si trovano a Negombo, città a maggioranza cattolica, e Batticaloa. Pochi giorni fa, il capo della polizia, Pujuth Jayasundara, aveva rilanciato un allarme dei servizi segreti cingalesi ai più alti ufficiali, dicendo che alcuni attentatori pianificavano di colpire delle “chiese importanti”.

Il primo ministro dello Sri Lanka,  Ranil Wickremesinghe, dopo aver condannato gli attacchi ha invitato “tutti i cittadini dello Sri Lanka in questo tragico momento a rimanere uniti e forti. Il governo sta prendendo provvedimenti immediati per contenere questa situazione”. In Sri Lanka, nazione a maggioranza buddhista (70%), il cristianesimo viene praticato dal 7,8% della popolazione, 6,8% di cattolici e 1% di cristiani. L’islam, a maggioranza sunnita, dal 9,4%

Eugenio Palazzini

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