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Roma, 14 ott – E’ il “Paese del sorriso” ma può trasformarsi pure in quello dei calci, come del resto le arti marziali locali insegnano. A ben vedere, come storia recente insegna, è piuttosto difficile che le proteste di piazza in Thailandia si rivelino paciose e composte. Anche stavolta la manifestazione contro il governo andata in scena questa mattina a Bangkok si è trasformata quasi subito in uno scontro totale tra “lealisti” e “riformisti”. E’ improprio definire altrimenti i due schieramenti, perché non c’è realmente un ampio fronte “repubblicano” che si sta scagliando contro la monarchia come riportato da molti media. Ma dopo che ieri la polizia ha arrestato 21 attivisti durante una protesta preparatoria della grande manifestazione annunciata da tempo per oggi, attorno al Monumento per la Democrazia si è scatenato l’inferno.

Altro che sorrisi

Botte da orbi tra anti-governativi contro filo-governativi, con le forze dell’ordine che non sono riuscite a tenere a distanze i due gruppi. E dire che lo schieramento era composto da migliaia di poliziotti, a protezione di un’area dove in serata è attesto un convoglio che scorterà il re Rama X. I manifestanti anti-governativi chiedono le dimissioni dell’esecutivo e una nuova Costituzione, ma non rappresentano la totalità dei thailandesi. Anzi, sembra proprio che il “Paese del sorriso” sia spaccato in due, tra chi non ne vuole sapere di stravolgimenti e chi invoca un cambio di rotta sostanziale. Intanto la tensione resta alta e i manifestanti se le danno di santa ragione.

Eugenio Palazzini

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