Washington, 19 gen – “Le truppe americane resteranno in Siria a tempo indeterminato”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Rex Tillerson, confermando che la missione militare statunitense non finirà con la definitiva sconfitta dell’Isis. Una presenza palesemente illegale, considerando che il governo siriano non ha mai chiesto aiuto agli Stati Uniti, tutt’altro, ha sempre rimarcato l’ingerenza di Washington e la violazione della sovranità territoriale siriana.

Ufficialmente i soldati americani stanzieranno nel Nord-Est della Siria, nei territori occupati dai curdi, i quali avevano già annunciato, tramite alcuni dirigenti del partito Pyd (Partito dell’Unione Democratica), che le truppe Usa sarebbero “rimaste per anni”. In Siria, tenendo di conto unicamente dei dati ufficiali, sono presenti circa 2mila militari statunitensi, con sette basi e tre aeroporti, il principale di questi a Kobane, città controllata oggi dai curdi. “Non commetteremo lo stesso errore fatto in Iraq nel 2011 – ha dichiarato Tillerson – quando il ritiro delle truppe americane favorì la nascita della Stato islamico dalle ceneri di Al-Qaeda”. Perché ovviamente secondo il governo Usa la causa non è da ricercare nella destabilizzazione e nella guerra all’Iraq, la colpa di questo frutto avvelenato sorto all’improvviso è soltanto del ritiro delle truppe americane.


Il Segretario di Stato americano ha poi negato il ventilato tentativo del Pentagono di costruire un “esercito curdo di frontiera”, per rassicurare la Turchia infatti Tillerson ha detto che si tratterà soltanto di un “riaddestramento degli uomini già impiegati contro l’Isis”. L’obiettivo Usa, sempre secondo il Segretario di Stato, è “ridurre l’influenza dell’Iran” nella regione e favorire una “transizione politica” che porti a una Siria unita. Anche in questo caso Tillerson parla come se la responsabilità della guerra e dell’attuale divisione interna non fosse imputabile alla destabilizzazione, ai gruppi terroristici eterodiretti e alle ingerenze esterne. Parla come se la Siria di Assad, insomma, non fosse mai stata unita.

Eugenio Palazzini

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