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Berna, 19 dic – Il Toblerone è stato ufficialmente reso halal, cioè un cibo la cui preparazione è conforme alla legge islamica. L’azienda di produzione dello storico dolciume, l’americana Mondelez, ha dichiarato al quotidiano svizzero Blick che il motivo dietro tale decisione è di natura banalmente economica. “Il 97% del nostro fatturato – fa sapere la multinazionale – è prodotto dalle vendite all’estero.” Il business del cibo e delle bevande “pure” per i musulmani produce un fatturato globale di 2 miliardi di dollari. A questo si aggiungono i cosmetici, che solo negli Usa valgono altri 400 milioni di dollari.

L’adeguamento alle necessità islamiche è stato quindi necessario per tutte le aziende che desiderano continuare ad essere competitive sui mercati internazionali. Con l’aumento costante e vertiginoso della popolazione musulmana nel mondo, infatti, i prodotti considerati halal hanno di conseguenza una maggiore richiesta tanto da interessare gli analisti economici. Sono finiti i tempi del commercio in cui erano semplicemente banditi i prodotti vietati (cioè i cibi haram: principalmente alcool e carne di maiale): oggi il mercato islamico è diventato esigente e richiede una sorta di attestazione di conformità. Quindi, così come accaduto altrove, anche i produttori del famoso cioccolato si sono messi religiosamente in fila per la “certificazione” così come disposto dal diktat islamico.

Ogni passaggio della catena produttiva dello storico cioccolato bernese, quindi, dovrà essere rigidamente passato al vaglio e approvato da un Imam che ne verificherà la conformità ai precetti del Corano. Dalla fase d’acquisto delle materie prime a tutti i processi di trasformazione, durante lo stoccaggio nella logistica interna ed esterna e in tutti i passaggi che lo porteranno infine sui mercati internazionali. Tuttavia la portavoce dell’azienda ha spiegato che fortunatamente “La ricetta originale del Toblerone rimane invariata. Sono solo stati eliminati i possibili contatti con la carne di maiale, i suoi derivati e gli alcolici.” Tante grazie.

Cristina Gauri

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