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Roma, 8 apr — In questo mondo genderfluido e a gambe per aria almeno gli scanner aeroportuali fanno ancora il loro dovere e riconoscono la differenza biologica tra un uomo e una donna: è quanto successo a Rosalynne Montoya, attivista trans americano che si è visto bloccare dalle forze dell’ordine perché il metal detector dedicato alle donne non lo riconosceva a causa dell’«incomodo» che si ritrovava in mezzo alle gambe.



Lo scanner rileva l’«anomalia» del trans

«Al checkpoint della TSA (Transportation security administration’, l’agenzia governativa statunitense per il controllo degli aeroporti) ci sono scanner per uomini e per donne. Io sono una donna, ho i documenti, ma passando attraverso lo scanner per donne risulta sempre ‘un’anomalia’ che fa attivare l’allarme», denuncia Montoya ai suoi 481mila fan su TikTok.

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Sentirsi donna non è essere donna

L’«anomalia», come lo chiama, è il pene che ha saldamente attaccato al suo pube. Sarebbe bastato, quindi, avvertire il personale deputato al controllo della suddetta «anomalia» per evitare di far scattare l’allarme, ma no: Montoya si sente donna ed è donna, quindi secondo il suo personale paradigma-delirio disforico, tra lui e una donna biologicamente tale non intercorre alcuna differenza. 

Quindi che fa il nostro trans: passa attraverso lo scanner femminile. Del resto, come ha motivato nel video, ha un aspetto femminile, due belle bocce di silicone e i documenti di identità attestano che lei è una donna. Cosa sarà mai quel pendaglio che ha in mezzo alle gambe. Dettagli! Tuttavia, lo scanner non si fa gabbare dai vari artifizi e segnala la presenza di quel «qualcosa in più».

La perquisizione

Scatta l’allarme e si avvicinano gli addetti alla sicurezza, che sottopongono nuovamente il trans alla scansione del corpo: giusto per capire se quella bella signora slanciata nelle mutande tiene un’arma o che altro. A quel punto Montoya vuota il sacco e rivela di essere un trans, puntando immediatamente il dito contro l’inammissibile «binarietà» degli scanner aeroportuali. Ai poliziotti, nello svolgere la propria funzione come da protocollo, non è rimasto che perquisire l’attivista. «Mi hanno chiesto», racconta un indignatissimo Montoya, «se volessi farmi perquisire da un uomo, ma ho risposto: ‘Assolutamente no’».

Incredibile, vero? Si sentono donne, assomigliano a donne, ma donne non sono. Soprattutto se non si operano lì dove non batte il sole. E gli scanner li riconoscono per quello che sono: uomini. La colpa, fanno sapere Montoya e le associazioni Lgbt, è dei programmatori transfobici che pensano in maniera «binaria», senza tenere conto del fatto che una risibile fetta di popolazione terrestre è affetta da disforia di genere: che si definisce donna, ma si «scorda» di menzionare che ha ancora l’organo maschile attaccato al corpo.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Preferisco le macchine a CERTI esseri , umani ?
    Hai un pacchetto dove NON dovrebbe essere ???
    Fosse esplosivo plastico basterebbe a far ESPLODERE l’ aereo ,
    un etto di T4 , C4 ……..

    Volete volare sicuri o difendere i diritti del FROCIO di dirsi donna ??? senza dichiarare in dogana il cazzetto ?????

    Basta una forbicina per farti ROMPERE le BALLE in aeroporto …… lo sanno TUTTI ! Tranne il FROCIONE ……

    …. se durante la perquisa da parte di una donna gli s’ è barzottato il cazzillo …. dovrebbe SPIEGARCI cos’ è !

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