In occasione della ormai trascorsa festa della donna, i media di estrazione liberal hanno letteralmente gareggiato nel presentare le testimonianze delle rappresentanti più di spicco della lotta per l’emancipazione femminile. Attiviste, scrittrici, attrici, cantanti: in questa circostanza il maschio è tacitamente rimasto dietro le quinte, lasciando spazio alle eroine della battaglia contro il patriarcato. Il messaggio, rimbalzato in tutto il mondo tra reti televisive, testate giornalistiche, radio e blog, è stato chiarissimo: “Uomo, sta’ zitto: oggi parliamo noi”.

Sarà proprio per questo motivo che la Cnn ha pensato di affidare al trans Caitlyn Jenner il compito di spiegare al mondo le difficoltà dell’esistenza femminile? “Caitlyn”, al secolo Bruce Jenner (ex campione olimpico di decathlon e patrigno di Kim Kardashian), è presentata e declinata come donna, ma, di fatto, è un uomo affetto da disforia di genere; condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico. Un’operazione alle parti basse e qualche cazzuolata muratoriale di make-up non cambiano di certo la realtà: Caitlyn ha il corredo genetico di un uomo e, pur avendo effettuato recentemente la transizione chirurgica, non può e non potrà mai rappresentare le istanze di una donna tout court.

Dall’alto della sua esperienza basata su tacchi a spillo e prescrizioni di ormoni femminili, Jenner ci illumina sul fatto che le donne siano trattate come “cittadini di seconda classe” costrette dalla società ad essere “emotivamente e fisicamente più deboli”. Ma come può un ex campione olimpico, economicamente e socialmente privilegiato, parlare di debolezza femminile e di emarginazione sociale, rubando la scena a chi ne potrebbe sapere sicuramente più di lui/lei? Questo atteggiamento non annienta forse la narrativa progressista per cui solo le donne possono dibattere di questioni femminili? Del resto la stessa strategia di attacco è usata nei dibattiti sull’aborto per silenziare metà della popolazione (quella maschile). Ma siccome Jenner pensa di essere una donna, allora questo diventa ammissibile e assolutamente non offensivo?

Nell’agenda liberal si è recentemente stigmatizzata senza pietà la vicenda di Rachel Dolezal, la donna bianca che si definiva trans race, in quanto aveva operato su se stessa un’improbabile transizione verso la razza nera e teneva conferenze sulle difficoltà di essere una persona di colore. Alla luce di questo, perché dovremmo accettare lezioni sulle problematicità dell’esistenza femminile da un individuo che non ha mai nemmeno vissuto l’esperienza di una mestruazione?

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Oltre a non essere una donna, questa trans non ci capisce proprio una minchia! Dice” le donne siano trattate come “cittadini di seconda classe” costrette dalla società ad essere “emotivamente e fisicamente più deboli”?? Ma la donna è spesso emotivamente piu’ forte mentre per quanto riguarda la forza , sicuramente a parità di peso ha meno massa muscolare di un uomo e maggiore massa grassa, per via della necessità di mantenere un feto anche in condizioni molto avverse.
    Questa promozione dei gay e trans ovunque sui media e divenuto quasi un fatto di moda e molto “in” serve a togliere agli individui la piu’ importante identità che hanno, superiore anche a quella famigliare, nazionale e religiosa; quella sessuale.Sin da quando abbiamo 1 anno e prima di sapere il nostro cognome o nazione sappiamo se siamo maschietti o femminucce.Questo furto della identità serve alle elites occulte per creare individui facilmente manipolabili perchè non hanno nemmeno la certezza di sapere se il sesso che hanno sia quello “appropriato”

  2. ….bellina si. A 50 e passa anni si è accorto della sua “disforia di genere”? Chissà che manine, che vitino e che vocina flautata ha questa/o essere. Meno droghe e meno ormoni avrebbero forse preservato il suo cervello dal marcire.
    La colpa oltre che sua è di chi si relaziona e lo fa cianciare come se fosse femmina. Povero mondo.

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