Londra, 2 mag – Il progressismo è una cosa seria, soprattutto quando si tratta di infarcirlo di ipocrisia. E’ quanto accaduto in Gran Bretagna, dove 300 iscritte ai Labour, formazione guidata dal “rosso” Jeremy Corbyn, hanno deciso di lasciare il partito per la decisione di candidare i trans in quota rosa. Le laburiste inglesi hanno giudicato la scelta, che concede di fatto una via preferenziale ai transessuali, assolutamente ingiusta perché si tratterebbe di candidati non ancora legalmente diventati donne. Quanto possa sembrare una scusa o semplicemente appunto un’ipocrita presa di posizione, visto che a sinistra sovente amano decantare la parità di genere, anzi la cancellazione delle differenze di genere, è inutile specificarlo.

Da notare per di più che la pratica di selezionare i politici da candidare in determinate circoscrizioni solo tra donne è un’idea messa in atto già nel 1997 proprio dai laburisti, e in seguito adottata anche dai liberali, per combattere l’eccessiva presenza di uomini in Parlamento e nei Consigli locali del Regno Unito. Come riportato da La Stampa, un portavoce dei Labour ha spiegato che “le shortlists per le donne sono sempre state aperte a tutte le donne, e tra queste si includono naturalmente anche le trans”.

La scelta però non è andata giù a 300 donne iscritte al partito, che in una lettera scritta al Times hanno motivato così la decisione di mollare la compagine di Corbin: “Il sesso non è una caratteristica che si può auto-definire ed è scorretto che il Labour pretenda che lo sia”. “Io sono quello che dico di essere”, scrivono le fuoriuscite, è una cosa che “puzza di autorità e di supremazia maschile”. A noi semplicemente tutto questo puzza di cortocircuito ideologico.

Eugenio Palazzini

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