Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 2 mag – Mary Gregory, una powerlifter transgender — cioè un maschio biologico che compete nelle gare di sollevamento pesi femminile  — ha annunciato sabato sul suo profilo Instagram di avere battuto quattro record mondiali di powerlifting femminile ad un evento organizzato dalla Raw Powerlifting Federation.

Quattro titoli rubati

“Essendo una sollevatrice transgender non ero sicura di cosa aspettarmi in questa occasione ma tutto lo staff mi ha fatto sentire la benvenuta e mi ha trattata proprio come tutte le altre partecipanti femminili”. Capirai: nel clima di costante terrore e ricatto morale con cui le “minoranze” lgbt tanto care ai progressisti tengono ormai in scacco ogni ambito della società civile negli Stati Uniti, nessuno si sarebbe sentito di obiettare riguardo la presenza della Gregory nella competizione. Nessuno vuole ritrovarsi una denuncia e una richiesta di risarcimento di migliaia di dollari per discriminazione, men che meno nessuno vuole essere ostracizzato e demonizzato come transfobico, pena il rogo in pubblica piazza e l’apposizione della lettera scarlatta della transfobia. Ma siamo molto dubbiosi sul fatto che le atlete in gara siano state felici di essere battute da un maschio biologico che, per sentendosi donna, ha la struttura ossea e muscolare di uomo. Tantissimi infatti sono stati i messaggi sotto il post su Instagram, tutti di questo tenore: “Hai letteralmente rubato il titolo alle vere donne in gara: dovresti vergognarti”. Andando poi sul gruppo Facebook della Federazione, si scopre che la Gregory si era iscritta come donna senza specificare di essere una trans.

Le voci “contro” 

Come riporta il sito TheBlaze, poi, non tutti hanno applaudito il successo della Gregory. La nuotatrice Sharron Davies, vincitrice di una medaglia di argento alle olimpiadi di Londra nel 1980, ha twittato che Gregory ha “un corpo maschile con fisiologia maschile” e che “una femmina biologica non può competere con lui. E’ una sfida ad armi impari. Non è giusto”. L’atleta Dame Kelly Holmes, vincitrice di due medaglie d’oro ai Giochi del 2004 ad Atene, le ha dato manforte, bollando la “vittoria” della Gregory come “uno scherzo, e le donne biologicamente tali dovrebbero boicottare gli eventi che vedono donne trans come partecipanti”.

Cristina Gauri

2 Commenti

Commenta