Roma, 11 giu – Ricordate la quercia che Emmanuel Macron donò a Donald Trump in segno di amicizia? Ci ha lasciato. Piantata il 23 aprile 2018 nei giardini della Casa Bianca, è morta stecchita. Un triste annuncio dato da Le Monde, con fonti diplomatiche francesi e statunitensi che hanno confermato la perdita a Le Figaro. L’albero probabilmente non avrebbe comunque retto al gelo creatosi tra i due presidenti, un tempo così vicini, oggi lontani e refrattari alle costanti attenzioni che ogni pianta richiede.

In verità però, pochi giorni dopo il duro lavoro compiuto da Trump e Macron per piantare la quercia, un fotografo della Reuters, recatosi sul posto, aveva trovato lo spazio vuoto e il prato ingiallito. Non sono bastati i possenti colpi di pala dei due pesi massimi della politica mondiale a scavare come si deve? Il surriscaldamento globale ha mietuto una vittima dall’alto valore simbolico? Gli antichi screzi sul protocollo di Kyoto sono emersi, spietati, infrangendo una commovente storia d’amore? Oppure c’è dietro il complotto dell’ozono ordito da qualche industria della plastica alle spalle di Greta e Greenpeace?

Simboli effimeri


Frenate la fantasia, secondo le prime accurate ricostruzioni degli esperti, il colpaccio alla salute della quercia è stato inferto dalla quarantena fitosanitaria, imposta all’epoca dell’impianto. Già, una brutta fine causata dalle imposizioni delle dogane americane che dipendono dal ministero dell’Agricoltura. Prevedono la quarantena su tutte le piante importate, per evitare il propagarsi di malattie o l’eventuale arrivo negli Usa di specie di insetti invasivi. Dunque l’albero di lunga vita è durato meno di un allenatore sulla panchina del Palermo per via delle leggi statunitensi, implacabili anche quando si tratta del presidente, statunitense.

E dire che Macron si era impegnato, tirando fuori un pollice verde da far impallidire il giardiniere tenace di le Carré. Aveva fatto prelevare il bell’arbusto dalla regione francese dell’Aisne, in cui morirono 2.000 marines americani durante la Prima guerra mondiale. Voleva rinsaldare con un sol gesto i grandi legami storici tra le due potenze. Adesso dovrà accontentarsi di un malinconico requiem.

Eugenio Palazzini

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