Roma, 14 nov — Trova un assegno milionario della Haribo, l’azienda produttrice di dolciumi lo ricompensa con sei pacchetti di caramelle: una storia che ha dell’incredibile e arriva da Francoforte, in Germania.

Il protagonista è un 38enne, Anouar G. Sostando presso una banchina della stazione l’uomo aveva notato per terra quello che appariva come un foglietto stropicciato. Aguzzando la vista, il 38enne si era subito reso conto che non si trattava di un volantino pubblicitario o una cartaccia, ma un assegno. Decisamente colpito dal ritrovamento, il giovane era trasecolato nell’apprendere il valore dell’assegno. Ben 4.631.538, 80 euro, una cifra che — per dirla con le parole dello stesso sconvolto Anouar — appare così grande da risultare persino difficile da pronunciare. «C’era scritta una somma così grande che non riuscivo nemmeno a pronunciarla».

L’assegno Haribo e la magra ricompensa

L’assegno era intestato al gigante dolciario della Haribo ed emesso dalla Rewe, una catena di supermercati, evidentemente per pagare la merce fornita da Haribo. Ad ogni modo, il giovane si è messo in contatto con la Haribo per far loro presente l’avvenuto ritrovamento.E qui inizia la seconda parte della storia. Meno piacevole per il povero Anouar. Contattato da uno degli avvocati del gigante dolciario, si è sentito impartire una serie di dettagliate istruzioni. Innanzitutto scattare una foto all’assegno, come fonte di prova, e in seguito non restituire lo stesso ad Haribo, ma distruggerlo. In seguito, inviare la prova all’industria di dolci.

Caramelle agrodolci

Dopo aver ossequiato con diligenza agli ordini ricevuti dal legale, Anouar si è visto recapitare a casa un kit con dentro sei pacchetti di dolci a dimostrazione di gratitudine della grande azienda dolciaria. Il giovane, pur non facendone un caso o un dramma, ha comunque rilevato la sua perplessità sull’assai scarsa consistenza della «ricompensa». «Ho pensato che fosse un po’ poco», ha dichiarato. Haribo dal canto suo ha tenuto fermo il punto. «Dato che si trattava di un assegno nominativo, nessuno tranne la nostra azienda avrebbe potuto riscattarlo. Era il nostro pacchetto standard che abbiamo inviato come ringraziamento» hanno dunque dichiarato. Sarà, ma come ritorno pubblicitario non sembra proprio il massimo.

Cristina Gauri

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta